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Shell condannata a risarcire pescatori nigeriani per danni ambientali

7 Gennaio 2015
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Shell condannata a risarcire pescatori nigeriani per danni ambientali

Da quanto il problema dell’immigrazione clandestina è tornato prepotentemente all’interno dell’agenda politica nostrana, ha ripreso a circolare come un mantra quell’antichissimo “aiutiamoli a casa loro” che presuppone, nell’immaginario collettivo, la presenza di orde formate da simpatici volontari in partenza verso l’Africa subsahariana per portare benessere, scuole e infrastrutture agli abitanti meno fortunati del Pianeta terra.

Quello che sfugge ad una logica di per sé stringente è che, se esiste una parte del mondo meno fortunata è anche perché le fortunate industrie occidentali hanno contribuito per secoli al saccheggio di risorse umane ed ambientali nel Continente Nero, il cui caso più eclatante (in epoca recente, s’intende) è rappresentato dall’autentica razzia protratta per un ventennio abbondante dalla compagnia petrolifera Shell nelle zone ubicate in corrispondenza del fiume Niger.

Oltre a produrre esodi di massa dalle dimensioni in grado di far impallidire la fuga delle tribù di Israele dall’e, la Shell si è macchiata di crimini politici e di disastri ambientali legati alla fuoriuscita di petrolio dai propri impianti che hanno alterato in maniera permanete l’ecosistema nigeriano e distrutto un’economia relativamente fertile che si basava sulla pesca.

Per questa ragione, le pressioni esercitate da Amnesty International hanno portato il colosso anglo-olandese a “patteggiare” un’ammenda pari a 55 milioni di sterline (70 milioni di euro circa), attraverso la quale Royal Dutch Shell dovrà risarcire le comunità di pescatori nigeriane danneggiate a seguito di un’ingente fuoriuscita di greggio avventa nel 2008.

Benché la cifra risulti enormemente inferiore a quelle chiesta dalla comunità Bodo Delta del Niger (380 milioni di euro), il risarcimento testimonia comunque un cambio di rotta nella concezione dei rapporti di forza a livello internazionale e la volontà di risarcire (almeno parzialmente) i danni prodotti attraverso secoli di sfruttamento di un territorio già flagellato da piaghe ed epidemie.

Prima di ricorrere all’abusatissimo invito ad una aiuto in loco per le popolazioni sofferenti, sarebbe dunque ora che la parola “aiuto” riacquistasse il suo significato primordiale e che, magari, cominciasse ad accompaganrsi più spesso al vocabolo “risarcimento”, ptima di trovarci costretti a piangere su latte (poco) e petrolio (molto) versati invano.