
Anche senza il bisogno di infinite e costose ricerche di settore, appariva evidente a chiunque checoricarsi con un dispositivo elettronico adagiato sul comodino non rappresentasse un toccasana per la salute e che la continua emissione di luci da parte di smartphone e tablet potesse influire in modo significativo sulla già labile qualità del nostro sonno.
A confermare quanto già ampiamente noto, è giunto in questi giorni uno studio condotto dallaStanford University Medical Center che ha attestato in via definitiva come le emissioni luminose legate alla luce blu siano le vere responsabili dei disturbi del sonno, data la loro capacità diinterferire con la produzione cerebrale di melatonina, ormone che consente il riposo notturno e che necessita di un buio quasi totale per potere entrare in circolo nel corpo.
In parallelo con le nuove evidenze scientifiche, Paul Gringras, medico presso l’Evelina Children Hospital di Londra, ha avuto la brillante (letteralmente) trovata diintervenire sulla fonte del disagio, proponendo l’introduzione di una modalità “letto†su tutti gli smartphone e tablet presenti in commercio, di modo da consentire ai dispositivi di adattarsi agli specifici bisogni dei fruitori e di regolarsi sulla base delle esigenze degli utenti.
In sostanza, esattamente come accade per le modalità “aereo†o “riunioneâ€, in cui vengono ridotte onde sonore e avvisi acustici, l’ipotetica modalità letto dovrebbe fare in modo che, una volta impostata, il telefono vada a limitare gli spettri luminosi emessi, agendo su quelle frequenze corte di tipo blu che influiscono sulla produzione di melatonina e sulla nostra conseguente capacità di condurre un ciclo di sonno pieno e riposante.
Secondo Gringras, autore di due studi in materia, le tonalità luminose di smartphone e tablet sono concepite per il loro funzionamento diurno e il vasto spettro di colori che risulta utilissimo in presenza di altre fonti luminosi, si trasformerebbe invece in un’arma a doppio taglio durante le ore notturne, andando ad affaticare la vista e lo sguardo e interferendo così in modo diretto con la nostra capacità di addormentarci.
Senza sapere ancora se la proposta del medico inglese sfocerà mai in una normativa ufficiale o in un cambio di rotta delle aziende produttrici, il consiglio è quello di rifuggire il più possibile dalle funeste luci durante le ore notturne, dato che il loro effetto risulta palese ed evidente anche senza la dettagliata spiegazione di medici e ricercatori.
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