Scienza e Tecnologia
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The Big Hack, premiata la sicurezza sul lavoro

14 Ottobre 2015
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The Big Hack, premiata la sicurezza sul lavoro

Finalmente uscito dal ristretto novero, per lo più di tipo ludico, nel quale era stato confinato, il mondo di internet si sta rapidamente traducendo nel luogo ideale per partorire oggetti finalizzati alla salvaguardia della nostra incolumità e all’eliminazione di tutti quei pericoli sul lavoro che costituiscono spesso il contraltare di una disoccupazione divenuta endemica.

Proprio agli ideatori di un progetto rivolto all’implemento della sicurezza sul lavoro è andato il premio The Big Hack, atto inaugurale della kermesse romana “The Maker Faire”, attraverso la quale ingegno e creatività si guardano allo specchio per capire la direzione da prendere nell’immediato futuro.

Frutto dell’ingegno di tre ragazzi di Teramo, il progetto denominato Safe Back-Ritorno al sicuro consiste in una serie di sensori connessi in rete attraverso i quali risultapossibile allertare i lavoratori in caso di pericolo (ad esempio in un cantiere) grazie al ricorso di una tecnologia indossabile che sfrutta sensori di movimento per individuare minacce pronte a piovere sul capo del lavoratore.

A testimonianza di come impegno e creatività riescano spesso laddove la mancanza di reale interesse fallisce, ai tre giovani sono state sufficienti poche ore per realizzare il loro progetto e la parte più ostica della loro opera è stata rappresentata da una dettagliata analisi delle casistiche relative agli incidenti riportati dai lavoratori e alle loro possibili cause.

Primo classificato tra 160 partecipanti, il progetto Safe Back non è che la punta di un iceberg tecnologico che ha visto sfilare in rapida successione progetti legati all’implemento della Green Economy e altre soluzioni rivolte a migliorare il livello della mobilità urbana e a favorire l’efficienza di trasporti pubblici e privati.

In attesa che Maker Faire porti con sé il suo carico di buonumore e divertimento, porgiamo le più sentite congratulazioni a tre ragazzi divenuti rapidamente l’emblema di una società stanca di dover morire per il troppo lavoro o per la sua endemica assenza.

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