
Benché l’idea in base alla quale non esistano al mondo persone realmente indispensabili risulti sempre più diffusa e accettata, saper raccogliere un’eredità culturale, morale o aziendale, appare spesso come una delle imprese più complicate che ci si possono parare davanti, soprattutto in caso colui (o colei) che si trova a cederci il metaforico posto goda di fama di genio indiscusso a livello planetario.
Superata l’iniziale fase di scetticismo che ha accompagnato il prematuro congedo e la tragica dipartita di Steve Jobs, Tim Cook è riuscito a dimostrare anche ai suoi maggiori detrattori sorprendenti capacità manageriali e amministrative, riuscendo a condurre Apple in una nuova fase segnata da successi commerciali e grandi intuizioni e ponendosi come un personaggio di richiamo a livello planetario per la sua capacità di mostrare il volto umano di un’azienda spesso ritenuta troppo fredda e asettica.
A poco più di tre anni di distanza dall’elezione di Tim Cook come primo Ceo di Apple dell’era post-Jobs (avvenuta il 24 Agosto 2011), il nuovo leader dell’azienda di Cupertino è stato incoronato uomo dell’anno dalla rivista Financial Times, riconoscimento che equivale in ambito finanziario a quello conferito dal Time su un versante politca-culturale e che pare destinato a porsi come un suggello ufficiale per il lavoro svolto da Cook fino ad ora.
Ad influire sulla scelta della prestigiosa rivista americana ha influito l’abilità di Tim Cook nel dare vita ad un progetto che, seppur in aperta controtendenza con linee guida fissate da Steve Jobs, ha saputo imporsi come trend assoluto sui mercati internazionali e proiettare iPhone 6 e iPhone 6 plus nell’olimpo delle invenzioni targate Apple destinate a rivoluzionare il mondo del costume planetario, sia da un punto di vista estetico che da uno prettamente funzionale.
A fianco di dati di vendita fatti registrare da Apple durante l’anno solare 2014 assolutamente fuori dalla portata dei competitors, Tim Cook ha saputo ritagliare su di sé un personaggio che ha saputo sovrapporsi all’austera immagine di dirigente aziendale, attraverso l’esternazione della sua omosessualità e l’impegno per i diritti civili che lo hanno vista (sia a titolo personale, sia a fianco di Apple) impegnato in numerose battaglie umanitarie, ultima delle quali la campagna finalizzata all’implemento dell’assistenza sanitaria in Africa per debellare l’epidemia di Hiv che sta investendo il Continente.
Il 2015 vedrà Tim Cook impegnato in nuove sfide (prima tra tutte quella relativa al lancio di Apple Watch previsto per il giorno di San Valentino) e verso nuovi mercati da conquistare che costiutiranno il banco di prova defintivo per le fortune future di Apple: per il momento, l’unica cosa sicura è rappresentata dal fatto che il Ceo di Apple è riuscito nell’impresa, apparentemente disperata, raccogliere con eleganza una delle eredità più pesanti dello scorso secolo, dimostrando come qualcuno possa ancora rivelarsi indispensabile per le sorti del suo piccolo mondo di riferimento.