Scienza e Tecnologia
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UberEats, quando Uber ti porta a casa la cena

26 ottobre 2016
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UberEats, quando Uber ti porta a casa la cena

Se la presenza di un piatto desolatamente vuoto in tavola si è sempre posta come movente per la prosecuzione di una duplice strada che conduceva, rispettivamente, in direzione di pentole e fornelli o di un take-away economico, ma non certo di sublime qualità, la nuova tendenza presente in metropoli sempre più alle prese con carenze di tempo e voglia riguarda la possibilità di ricevere direttamente a domicilio prodotti d’alta cucina, ordinabili via smartphone sulla base dell’appetito e dell’ispirazione del momento, senza guardare troppo in faccia menu, prezzi di consegna e prospettiva ludica legata ad un’uscita fisica in direzione del ristorante,

Testato con successo nei maggiori agglomerati urbani ubicati alle più disparate latitudini del globo terrestre, il servizio di consegna gastronomica targato Uber e denominato (non con troppa fantasia) UberEats consente da oggi anche agli abitanti di Milano di cimentarsi con l’embrionale esperimento che prende il via con l’accesso all’app di riferimento e termina con un fattorino che suona al campanello portando lasagne freschissime, agnolotti al tartufo, brasato con polenta e tutto quanto possa venire cucinato all’interno di uno degli oltre 100 ristoranti cittadini, accorsi rapidamente a convenzionarsi con uno sguardo sul futuro del take-away.

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In realtà non una novità tout-court, dato che chiunque possegga un apparecchio televisivo avrà potuto notare la sovraesposizione mediatica di applicazioni analoghe (come JusEat), ormai ampiamente diffuse e radicate nel nostro tessuto sociale, UberEats punta sul controverso blasone del suo marchio per offrire servizi più rapidi e puntuali rispetto a quelli proposti dalla concorrenza e per cercare di penetrare nuove aree di mercato in Europa, in attesa che l’eterna diatriba legislativa con i tassisti trovi una conclusione (qualunque essa sia) in grado di chiarire in modo univoco quelle che sono le reali potenzialità e aspirazioni del nascente servizio di trasporto via smartphone.

L’idea di Uber è appunto quella di eseguire un rapido test su Milano, simile a quello condotto da Amazon per sdoganare i suoi servizi di consegna espressi, per poi cercare di convenzionare più ristoranti possibile lungo la Penisola, di modo da trovare magari nuovo impiego a quei conducenti in perenne attesa e di consentire loro di percorrere una strada alternativa a quella che fino a poco tempo fa conduceva in direzione di pentole e fornelli o di take-away dalla dubbia qualità.

 

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