
Una volta scoperta la presenza di un danno accertato all’ecosistema e le modalità attraverso le quali la problematica si sviluppa costantemnte negli anni, non resta purtroppo che prendere atto di quanto sta accadendo e cercare di quantificare il fenomeno con l’intento di valutarne la possibile soluzione prima che avvenga l’irreparabile e che le riserve naturali scompaiano dal pianeta Terra.
Se ormai, il fatto che emissioni funeste, gas di scarico e riversamenti di petrolio rappresentano unaminaccia concreta per le riserva naturali fa notizia tanto quanto un temporale a Novembre, l’annualerapporto del WWF sullo stato di conservazione dell’ecosistema ha portato alla luce un’entità del danno fino ad ora ignota ed aperto le porte ad un scenario in cui un terzo dei siti annoverati come patrimonio dell’Unesco potrebbe tragicamente scomparire sotto il peso del disastro ambientaleprotratto secondo modalità truffaldine ed impenitenti (ogni riferimento è meramente voluto).
Secondo le stime diffuse dalla nota organizzazione ambientalista, anche a fronte di un impegno teorico globale per la salvaguardia dell’ambiente, il fenomeno legato al deterioramento dell’ecosistema non pare arrestarsi e attualmente il 31% dei siti censiti si trova a rischio, prevalentemente a causa di deforestazione incontrollata, petrolio e miniere.
A rischiare di diventare solo un ricordo ci sono meraviglie naturali come la barriera corallina australiana, già soggetta fenomeno di “sbiancamento†da inquinamento, ilParco nazionale del Congo Virunga, numerose riserve naturali africane e persino la stupenda zona del delta del Danubio, in Romania.
Se il fenomeno assume i connotati di un’epidemia in Africa, con 6 siti su 10 sottoposti a sfruttamento incontrollato secondo uno spirito molto lontano dal tanto decantato “aiutiamoli a casa loroâ€, anche in Occidente la situazione non è certo delle più rosee e persino le enormi riserve indiane del Nord America stanno scomparendo sotto i colpi della globalizzazione selvaggia.
A fare scalpore, in tutto questo, è la notizia di un aumento del livello di pericolo fatto registrare dalWWF nel corso di un solo anno, che ha portato la soglia di danno rilevato dal 25% all’attuale 31%, dando così una misura tangibile di danni ampiamente noti in quanto a modalità e potenziale nocivo.
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