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Il grande ritorno di Mel Gibson sul grande schermo

2 Febbraio 2017
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Il grande ritorno di Mel Gibson sul grande schermo

Esattamente come accade ad alcuni grandi giocatori di calcio che decidono, a fine carriera, di passare dall’altra parte della barricata, diventando allenatori mediocri e soffrendo per via della fama che li precede, capita spesso che illustri star di Hollywood si cimentino con l’arte della regia, immaginando un futuro degno del miglior Clint Eastwood e trovandosi invece a collezionare clamorosi insuccessi di pubblico e critica.

Pur non potendo venire annoverato tout court tra i registi “falliti” dello star system, Mel Gibson rappresenta in pieno tutte le difficoltà connesse con il doloroso passaggio e persino il suo fan più accanito si è trovato costretto a convenire che pellicole come Apocalypto e La Passione di Cristo risultavano meticolose, spesso strampalate e ben lontane dai questi fasti iniziali di Braveheart che avevano lasciato intravedere al divo la possibilità di vivere di rendita e di ritagliarsi un angolino di gloria imperitura.

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Forse proprio a causa delle pessime recensioni raccolte da Apocalypto, deriso per via dell’idioma parlato nel film pesino dagli stessi nativi maya ai quali si voleva rendere omaggio, forse a causa di una fama troppa grande per essere sostenuta o di vicende personali, il buon Mel Gibson si è così trovato all’interno di un tunnel oscuro in cui alcol, episodi di violenza, denunce e persino accuse di razzismo hanno scandito per lunghi anni la sua parabola umana.

Come in ogni storia di redezione che si rispetti, Mel Gibson pare tuttavia uscito dal baratro umano e creativo e si appresta ad invadere le sale cinematografiche di tutto il mondo con “La battaglia di Haksaw Ridge”, film biografico che narra delle vicende di Desmond Doss, primo obiettore di coscienza americano a ricevere una medaglia al valore senza mai sparare un solo colpo.

Apertamente pacifista e animato da buoni sentimenti, il film è stato accolto con ottime recensioni ad ogni latitudine per via dell’approccio innovativo impiegato dal regista nel descrivere gli orrori dalla guerra attraverso una prospettiva solo in parte interna e avulsa dai consueti cliché del soldato pacifista costretto a commettere atrocità contro la sua volontà.

Dopo Gesù e William Wallace, entrambi eroi sconfitti dal mondo esterno, Gibson affida dunque la sua redenzione ad una storia dal lieto fine che potrebbe valergli il riscatto in una Hollywood che raramente perdona tutti coloro che sfruttano la loro fama per mettersi dietro una macchina da presa, Clint Eastwood logicamente escluso.

 

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