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Salute e Benessere
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Cellulari e cancro: esiste davvero un nesso?

30 Maggio 2016
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Cellulari e cancro: esiste davvero un nesso?

In un mondo in cui le denunce relative ai rischi per la salute dei prodotti in uso vengono ascritte alla categoria dell’allarmismo e le loro smentite a quella della complicità con le multinazionali, la ricerca medica procede lentamente in direzione di quelle evidenze che, pur non scrivendo al parola “fine” sul potenziale nesso che lega i telefoni cellulari al cancro, quantomeno aggiunge un tassello in grado di dare una visione di insieme più ampia.

Entrando a gamba tesa in una vicenda ancora ben lungi dal venire chiarita, uno studio americano, condotto nell’ambito del National Oxicology Program pare infatti parzialmente smentire quella totale assenza di un nesso tra gli impiego di telefoni cellulari e il cancro al cervello che era stata ostentata solo pochi giorni fa da un’ingente ricerca australiana, durata per più di 30 anni, vale a dire dagli albori stessi della nascita della telefonia mobile ad oggi.

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Benché le evidenze in ambito umano tendano ancora a latitare e riguardino per lo più la sovraesposizione a lunghissime conversazioni condotte senza l’impiego di auricolari o di strumenti di vivavoce ,i ricercatori americani hanno individuato la temutissima correlazione su un gruppo di cavie da laboratorio, esposte alle radiazioni e monitorate per oltre due anni.

L’analisi svolta su un gruppo di roditori maschi pari a 2500 unità ha infatti mostrato come l’esposizione quotidiana (per 18 ore al giorno) dei topi alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari producesse un significativo aumento di incidenza relativo alla comparsa del glioma, particolare forma di cancro al cervello, con punte statistiche pari al 3,3%; forse poco rilevanti se prese di per sé, ma notevoli se si considerando le tempistiche dell’esposizione dei ratti alle frequenze telefoniche.

Realizzato attraverso la creazione di apposite stanze in grado di simulare il comportamento prodotto dai telefoni in fase di conversazione, l’esperimento americano rappresenta uno dei test più costosi ed esaustivi fino ad ora condotto in ambito animale e segna un possibile punto di svolta in un settore di ricerca in cui dichiarazioni e smentite si susseguono rapide, almeno quanto quelle accuse di allarmismo o di asservimento che investono tutti coloro che decidono di prendere un posizione in merito ad una vicenda in realtà ancora tutta da chiarire.

 

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