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Salute e Benessere
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Entro il 2030 smetteremo di fare sesso e di riprodurci?

29 Novembre 2016
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Entro il 2030 smetteremo di fare sesso e di riprodurci?

La maggior parte delle attività umane in grado di attirare la nostra attenzione o di appassionarci possiedono una duplice valenza, contemplativa e attiva, che prevede la possibilità di trarre piacere tanto dall’esecuzione di una determinata pratica, quanto dall’osservazione di coloro che in suddetta pratica eccellono, di modo che, ad esempio, ogni appassionato di ciclismo adora andare in bicicletta e non disdegna affatto il potersi cimentare con la visione di una tappa del Tour de France o del Giro d’Italia.

Se chiunque al mondo potrebbe comunque convenire che fare è meglio e guardare, pare che il sesso rappresenti una sorta di eccezione al teorema e che il numero di coloro che preferiscono cimentarsi on la sua dimensione contemplativa, sempre più sdoganata dalla pornografia online, abbia portato buona parte del genere umano a votarsi in direzione di filmini e filmati e osè, fino al punto di ritenere addirittura superfluo o poco attraente l’esecuzione dell’atto in sé.

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In un suo recente saggio intitolato Sex By Numbers, dal sapore volutamente provocatorio, lo scienziato inglese David Spiegelhalter ha voluto estremizzare gli effetti e le possibili conseguenze di un mondo sempre più votato alla dimensione hi-tech del sesso e sempre meno a quella in carne ossa, arrivando ad ipotizzare addirittura un’estinzione della specie in corrispondenza dell’anno 2030, dovuta proprio al fatto che, a furia di osservare illustri sconosciuti intenti a fare sesso, i rapporti sessuali autentici potrebbero venirci a noia e trasformarsi in un’eccezione tanto rara da non garantire più il substrato alla procreazione e al mantenimento della specie.

Secondo il dottor Spiegelhalter, il recente ruolo giocato dalla tecnologia mobile all’interno delle nostre esistenze (non solo di natura pornografica) si sta infatti facendo sempre più invasivo, fino al punto di sradicare heidegerrianamente l’uomo dal suo ambiente naturale e da distrarlo da quelle che sono le sue attività basilari, comportando un netto rifiuto per quella sfera sessuale da sempre percepita alla stregua del massimo piacere.

Oltre alla volontà di mettere in atto oscure profezie, le teorie dello scienziato britannico si basano su una serie di ricerche antropologiche che ha mostrato come la frequenza dei rapporti sessuali tra le coppi sposate sia drasticamente calata nel corso degli anni e come, complice la tecnologia, il numero di volte in cui ci si dedica ai “doveri coniugali” sia decresciuto fino al minimo storico pari a tre volte al mese, contro le 4 dell’era pre-hi tech.

Ribadendo ancor a gran voce il carattere volutamente estremo e provocatorio del saggio, non resta comunque che osservare come l’ideazione di diabolici marchingegni e giocattoli per adulti sia riuscita a trasformare persino il sesso in un’attività che risulta preferibile contemplare piuttosto che praticare con gioia.

 

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