
Dal giorno stesso in cui il genere umano inventò l’arte del commercio, risultò evidente a chiunque che tutti coloro che si trovavano in possesso esclusivo di una merce piuttosto ambita guardavano con sospetto l’idea che i loro prodotti potessero essere venduti anche da altri, soprattutto se i prodotti in questione non conoscono mai crisi di sorta e rientrano a pieno titolo nella categoria dei generi di prima necessità.
Un tempo gestiti in modo assolutamente monopolistico dalle farmacie, i medicinali si trovano ormai da anni al centro di un progetto di liberalizzazione che vorrebbe assimilare l’Itala al modello d’Oltreoceano e ampliare la disponibilità di sciroppi e pastiglie, comprese quelle dispensabili solo sotto prescrizione medica, in direzione di parafarmacie, supermercati e persino ospedali, al fine di provocare un abbassamento dei prezzi, dovuto alla competitività, in grado di alleviare le spese al fruitore finale e di costringere le aziende produttrici a scendere a patti con l’amento di disponibilità e con nuovi distributori con i quali trattare.

Non sorprende più di tanto che la recente decisione partorita dal consiglio regionale dell’Emilia-Romagna di garantire un accesso semplificato al farmaco all’interno delle strutture ospedaliere e delle aziende sanitarie locali sia stata accolta da tutti i farmacisti della regione alla stregua del consueto fumo negli occhi, dato che la possibilità di reperire medicine direttamente nel luogo in cui vengono effettuate le diagnosi e le prescrizioni si tradurrebbe in un flusso ridotto di clienti verso gli esercizi abituali e in una potenziale crisi di un settore già messo a dura prova dalla nascita delle parafarmacie e della piena reperibilità di tutti quei farmaci “da banco” che non prevedono l’obbligo di ricetta.
Per questa ragione, le farmacie dell’Emilia-Romagna hanno deciso di ricorre all’arma dello sciopero, unite sotto lo slogan “chiudere un giorno per non chiudere per sempre” e di arrestare sul nascere la nuova norma, esattamente come fecero, a livello nazionale, quando il governo monti cercò di liberalizzare la vendita dei farmaci in fascia A, scontrandosi con la dura opposizione dei farmacisti e tornando rapidamente su suoi passi a seguito di lunghi giorni di serrate e chiusure.
Chiunque decida di recarsi in farmacia nella giornata di domani, in Emilia-Romagna, dovrà dunque consultare le modalità e le tempistiche di apertura, differenti a seconda del fatto che l’esercizio sia di tipo comunale o privato, e interrogarsi su quella legge di natura che porta tutti i venditori del mondo a guardare con un certo sospetto l’idea che qualcun altro disponga della medesima merce.
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