fbpx
Salute e Benessere
Like

Ictus: il rischio aumenta oltre le otto ore di sonno a notte?

27 Febbraio 2015
1183 Visualizzazioni
0 Commenti
3 minutes read
Ictus: il rischio aumenta oltre le otto ore di sonno a notte?

Fatta eccezione per la variante associata all’aggettivo “eterno” nelle popolari liturgie, il riposo costituisce forse l’unica attività umana ritenuta priva di reali controindicazioni: grazie a suoi effetti rigeneranti e rilassanti, una sana dormita rappresenta spesso il rimedio naturale ad una serie di acciacchi e patologie che trovano la loro soluzione proprio grazie attraverso il riposo delle stanche membra.

Giusto per rompere un po’ le uova nel paniere, alcuni ricercatori dell’Università di Cambridge hanno condotto un lungo studio atto a testimoniare come persino un eccesso di sonno possa configurarsi alla stregua di un pericolo per la nostra salute e risulti funzionale all’insorgenza di particolari patologie a carico dell’apparato cardiovascolare, ictus in primis.

Secondo i medici inglesi, esiste infatti una soglia massima, fissata nelle otto ore di sonno per notte, superata la quale dormire cessa di essere un’attività benefica e si trasforma in un fattore di pericolo per le nostre coronarie, in grado di incidere fino al 46% sul rischio di sviluppare un ictus.

Lo studio britannico ha infatti passato al vaglio le abitudini in materia di sonno di un campione statistico pari a 10 mila sudditi di Sua Maestà, mettendo in relazione l’abitudine a dormire per un tempo piuttosto lungo con la possibile comparsa di patologie cardiovascolari durate il corso del test svolto tra il 1988 e il 2004.

Dall’analisi dei dati incrociati è merso che coloro che tendevano a superare la soglia considerata come ottimale di ore di sonno per notte, presentavano un insieme di fattori di rischio superiori di quasi la metà rispetto a chi invece sapeva (o doveva) cogliere le gioie del sonno con maggior moderazione, secondo uno schema in base al quale i livelli di rischio si riducevano man mano che le ore trascorse dormendo raggiungevano la fascia “standard” stimata tra le 6 e le 8 ore per notte.

Lo studio pubblicato su Neurolgoy non è tuttavia riuscito a chiarire quale dei due termini della relazione possa essere considerato la causa del rapporto e quale la conseguenza, dal momento che numerosi studi clini attestano come i soggetti predisposti nei confronti dell’ictus soffrano di maggiore sonnolenza e come, per tanto, l’eccessivo numero di ore di riposo potrebbe essere prodotto da una condizione patologica pre-esistente.

Con la viva speranza che la ricerca inglese venga presto smentita o quantomeno chiarita nei sui rapporti causali, ci limitiamo a constatare come al momento come la medicina moderna sia riuscita ad infrangere il sogno comune di riuscire, un giorno, a dormire qualche ora in più a notte e a recuperare le energie messe a dura prova dalla routine quotidiana, arrestandoci sempre, s’intende, prima di quel aggettivo eterno che rende il riposo alla stregua di una minaccia.

[adrotate banner=”6″]