Salute e Benessere
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Ideato un orologio che rivela il morbo di Parkinson in pochi secondi

7 giugno 2017
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Ideato un orologio che rivela il morbo di Parkinson in pochi secondi

Attualmente impossibili da curare o da lenire in modo risolutivo, le principali patologie di tipo neruodegenerativo, come il morbo di Parkinson, si trovano da decenni in cerca di una soluzione definitiva (probabilmente basata sulle staminali), in attesa della quale, la ricerca medica si trova concentrata sull’ideazione di un sistema diagnostico preventivo, in grado di scovare, in modo micro-invasivo, i primi segnali di quella massiva distruzione neurale che si trova all’origine delle suddette malattie.

Se fino ad oggi l’idea di realizzare un test del sangue finalizzato alla diagnosi del morbo di Parkinson pareva utopica, per via di una serie di variabili difficili da calcolare, una recente ricerca italo-inglese ha dato vita a qualcosa di ancor più utopico e avveniristico, realizzando un particolare orologio hi-tech in grado di diagnosticare l’insorgenza del Parkinson in pochi secondi e senza il ricorso ad altre tipologie di esame.

parkinson

Andando a sfruttare le proprietà di un raffinatissimo sensore di movimento, l’orologio in questione, riuscirebbe cioè non solo ad avvertire la presenza di quei minuscoli tremori alle estremità che risultano inizialmente difficili da percepire, ma anche a stabilire se l’oscillazione avvertita risulta riconducibile alla sfera del Parkinson o ad altri disturbi motori o neurologici.

Premesso che non tutti i tremori logicamente ascrivibili al Parkinson e che la scienza medica divide i tremori in “essenziali” e non al fine di condurre la diagnosi, pare che l’orologio messo a punto dagli scienziati dell’Università Campus Bio-Medico di Roma in collaborazione con i l’Università di Oxford riesca infatti ad operare la suddetta suddivisione nel giro di soli dieci secondi, ponendosi così come lo strumento diagnostico privilegiato in grado di soppiantare le metodologie di ricerca attualmente in auge.

In attesa di sapere quando il dispositivo verrà effettivamente adottato dal comparto medico a livello globale, la scoperta dà comunque vita ad una nuova dimensione di ricerca che potrebbe consentire di migliorare i quadri sintomatologici associati al Parkinson e tenere sotto controllo il progresso della malattia, in attesa che lo studio delle staminali riesca a sopperire a quella distruzione neurale che si trova ad essere attualmente irreversibile.

 

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