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Salute e Benessere
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Latte e formaggi non provocano obesità, ma la combattono

28 Ottobre 2016
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Latte e formaggi non provocano obesità, ma la combattono

Finiti per decenni sul banco degli imputati a causa della loro supposta tendenza a favorire aumenti ponderali, in virtù di un alto potenziale nutritivo, il latte e i formaggi si trovano ad essere oggetto di quella revisione complessiva alimentare che sta scagionando sempre più alimenti difronte alla genesi di presunte proprietà maligne e che sta finalmente portando le autorità sanitarie globali a considerare l’alimentazione umana da un punto di vista più ampio, in cui non esistono sostanze buone o cattive in quanto tali, ma tutti i cibi assumono una connotazione in base all’uso e alle interazioni che producono.

A sfatare il falso mito che prevede l’ingestione di latte e derivati alla stregua di una sorta di bomba pronta ad esplodere in prossimità del girovita è giunto nei giorni scorsi uno studio cinese che attesterebbe, al contrario, come bere un bicchiere di latte non solo non comporti rischi effettivi di aumenti ponderali, ma produca effetti benefici in grado di abbassare sensibilmente la percentuale di rischio che conduce in direzione del dietologo.

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Secondo gli autori della ricerca condotta dai nutrizionisti facenti capo all’Università di scienze e tecnologie di Qingdao, l’assunzione quotidiana di latte e formaggi si tradurrebbe in una diminuzione del rischio legato all’obesità pari al circa il 16%, a prescindere dall’età del soggetto e dalla sua collocazione all’interno di quella fascia pediatrica in cui il latte rappresenta un principio alimentare preponderante.

Operando un’ampia revisione critica su circa 30 studi antecedenti, i ricercatori cinesi hanno infatti potuto osservare come il calcio, in quantità moderate, riesca a scatenare alcune reazioni metaboliche che favoriscono la perdita di peso e che impediscono alla massa grassa di accumularsi nell’organismo, per via di un meccanismo molecolare, ancora in parte oscuro, che prevede il calcio alla stregua di un elemento in grado di accelerare l’assorbimento dei grassi saturi e dunque la loro eliminazione.

Premesso che, al pari delle ricerche di segno opposto, nemmeno lo studio cinese rappresenta un’evidenza inconfutabile, la ricerca pubblicata su Annals of Epidemiology offre comunque una prospettiva diversa sui vituperati formaggi e mostra come non esista un alimento nocivo in quanto tale, spostando l’attenzione su quel complesso sistema di interazioni chimiche che definisce la produzione di massa grassa ogni volta che si inceppa a causa di fattori ambientali o genetici.

 

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