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Salute e Benessere
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Negli Usa il primo trapianto di cranio e cuoio capelluto

5 Giugno 2015
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Negli Usa il primo trapianto di cranio e cuoio capelluto

Se noi europei ci siamo tutto sommato rassegnati all’inevitabile declino dei bulbi piliferi e alla conseguente caduta dei capelli in direzione del lavandino nel bagno, negli Stati Uniti, un passato remoto all’insegna di scalpi e trofei umani in forma di capelli ha imposto la mancata rassegnazione di fronte al fenomeno e la continua di ricerca di soluzioni in grado di salvare la fluente chioma vita natural durante.

Un paziente texano affetto da un tumore, in seguito al quale aveva riportato evidenti lesioni al cuoio capelluto e al cranio, si è così visto trapiantare la porzione di tessuto danneggiata e sostituire prontamente la zona della testa ferita e priva di capelli, potendo così entrare a pieno titolo nelle cronache mediche in qualità di primo esemplare di essere umano al mondo a subire un simile intervento.

Dopo aver contratto una rara forma di leiomiosarcoma, il55enne Jim Boysen aveva dovuto sottoporsi ad estenuantisedute combinate di radioterapia e chemioterapia che avevano prodotto l’effetto di danneggiare la sua calotta cranica in modo pressoché irreversibile, per via dell’impiego di soluzioni farmacologiche che avevano impedito il naturale rimarginarsi delle ferite prodotte a partire dalle onde radio utilizzate per limitare l’incidenza del tumore.

Senza perdersi troppo d’animo, di fronte ad un danno funzionale prima ancora che estetico, il signor Boysen si è affidato alle amorevoli cure di un’equipe di chirurghi facenti capo al MD Anderson Cancer Center e al Methodist Hospital di Houston, i quali sono riusciti nel corso di un intervento record della durata di 15 ore a rimpiazzare gran parte della scatola cranica e del cuoio capelluto del paziente.

Il lungo intervento, reso possibile dalla presenza di un donatore di tessuti e dall’impiego di oltre 40 medici, ha rasentato il capolavoro medico e spostato di molto l’asticella relativa alle possibilità in ambito di trapianti, ponendo fine ad una lunghissima letteratura clinica che indicava come impossibili i trapianti di cranio e cuoio capelluto, per via delle difficoltà connesse con l’intervento e di crisi di rigetto frequentissime.

Il problema maggiore che si sono trovati di fronte (letteralmente) i chirurghi di Houston riguardava la possibilità di ripristinare la funzionalità di un’area enormemente vascolarizzata e di riportare così ilflusso sanguigno necessario alla tenuta dei bulbi piliferi allogeni, di modo da garantire l’effettiva ricrescita dei capelli.

A distanza da qualche tempo dall’operazione, i chirurghi possono ora annunciare l’effettivo successodella loro opera e portare Jim Boysen ad esultare entusiasta per la presenza di un numero di capelli maggiore di quelli posseduti in giovane età; fattore tutt’altro che trascurabile in un paese segnato da una lunga storia fatta di scalpi e capelli da esporre come trofei.

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