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Scoperta la proteina che blocca il cancro al seno

20 marzo 2017
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Scoperta la proteina che blocca il cancro al seno

La nascita e la proliferazione della maggior parte delle forme tumorali è dovuta ad una serie di reazioni molecolari in base alle quali il tumore riesce ad ingannare il sistema immunitario mediante  il rilascio di un particolare enzima che, legandosi ad un proteina presente nei linfociti-t, riesce a spingere la suicidio programmatico quelle componenti organiche che avrebbero dovuto vigilare sulla presenza di anomalie e sopprimere il cancro nelle sue fasi iniziali.

Se oggi l’unica arma per contrastare i tumori è basata sulla possibilità di distruggere le masse cancerose mediante un bombardamento “chimico” farmacologico, prende sempre più corpo l’ipotesi di riuscire un giorno ad agire sullo stesso terreno molecolare del cancro, andando ad impedire le reazioni biologiche scatenate dai tumori e rendendo le cellule del corpo umano in grado di resistere all’artificio.

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Su questa scia si muove l’intero ambito di ricerca denominato immunoterapia ed alcune ricerche finalizzate alla genesi di reazioni chimiche avverse al tumore, l’ultima delle quali ha visto i medici facenti capo al  Dipartimento di biotecnologie molecolari e Scienze della salute dell’università di Torino intenti a scoprire il ruolo giocato da una particolare proteina, denominata p140Cap, nel processo di arresto del tumore al seno in fase di crescita.

Lo studio coordinato dalla professoressa Paola Defilippi ha infatti mostrato come la somministrazione di p140 in caso si cancro al seno riesca ad arrestare i “rifornimenti” molecolari del tumore stesso e ad impedire che la massa cancerosa si sviluppi e dia origine a metastasi in grado di consentire la replica del cancro in altre parti del corpo.

Nel dettaglio, la proteina riuscirebbe ad impedire la replica di quella particolare modifica genetica, dovuta alla variante ERBB2, che rende il tumore in grado di resistere agli attacchi del sistema immunitario e di diffondersi all’interno del corpo umano.

Embrionale punto di partenza per nuove strategie, la ricerca pubblicata su Nature Communications si si inserisce in quell’ampio filone di ricerca che mira a debellare i tumori facendo leva sul loro stesso inganno molecolare e a risparmiare così ai pazienti tutta quella serie di bombardamenti farmacologici che ad oggi rappresentano l’unica arma reale contro il cancro.

 

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