Salute e Benessere
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Signora 59enne vuole una gravidanza con gli ovuli della figlia morta

23 febbraio 2015
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Signora 59enne vuole una gravidanza con gli ovuli della figlia morta

In un mondo dove la sfera politica è stata ormai inglobata dall’economia e dove si è persa traccia dei grandi temi etici, continua tuttavia a far discutere il versante della medicina legato a fecondazione e gravidanze, non tanto a causa di un cortocircuito con un sentimento religioso, ormai piuttosto sopito, quanto in virtù del fatto che la problematica investe spesso il destino di terze persone, decisamente inconsapevoli.

Più che leggi e normative, a salire agli onori delle croniche sono i cosiddetti “casi limite”, come quello legato alla vicenda di una 59enne inglese che ha deciso di portare a termine un’insolita gravidanza, mediante il ricorso agli ovuli congelati appartenenti alla giovane figlia, venuta recentemente a mancare a causa di un tumore, senza aver potuto prima diventare madre a sua volta.

Con l’intento di esaudire quello che sarebbe dovuto esserel’ultimo desiderio della figlia, la signora ha dunque deciso di ricorrere agli ovociti congelati 4 anni fa per dar luogo ad una gravidanza mediante fecondazione artificiale che porterebbe la 59 inglese a diventare il primo caso al mondo di una persona che diventa madre e nonna simultaneamente della propria prole.

Ad essere in discussione, in questo caso, non è logicamente la possibilità di realizzare da un punto di vista strettamente tecnico il desiderio della signora, dal momento che la letteratura medica recente è infarcita di casi di gravidanze ottenute “per procura” mediante il ricorso ad un utero esterno rispetto alla coppia di ovociti e spermatozoi, quanto un versante etico che prevede la nascita di bambini in un modo talmente innaturale da riportare magicamente in auge tutte le obiezioni di tipo morale possibile ed immaginabile.

Le varie cliniche britanniche alla quale la donna si è rivolta hanno infatti già negato la disponibilità all’operazione (persino a fronte di cospicue somme di denaro) e la Human Fertility and Embryology Authority (Hfea), di solito piuttosto neutrale in materia, ha già annunciato una strenua opposizione alle intenzioni della signora, che punta a completare il processo di inseminazione esportando gli ovociti negli Stati Uniti, dove, si sa, le remore morali sono più soggette a cadere.

Comunque la si possa pensare, l’idea di impiantare degli ovociti dal grembo di una figlia alla madre appare piuttosto bizzarra e innaturale, persino a fronte di una tragica scomparsa prematura della giovane e di una serie di desideri rimasti inappagati e inesaudibili per ovvie ragioni di tipo logistico.

A pronunciarsi sul caso sarà l’Alta Corte britannica che scriverà con il proprio verdetto la parola fine su una vicenda piuttosto triste e controversa, utile solamente a gettare benzina su quel fuoco etico che pare ormai sopito nell’oceano di spread, bond, rendimenti e aiuti a nazioni sempre più in crisi.

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