
Venuto a mancare ieri all’età di 88 anni, Minsky ha dedicato la sua esistenza alla progettazione di un sistema di pensiero artificiale in grado di simulare quello umano e alla ricerca di quella componente meccanica utile a sopperire alle umane lacune e ai deficit di calcolo e di precisione connessi con la nostra natura.
Appartenuto ad una generazione che percepiva l’intelligenza artificiale alla stregua della folle elucubrazione prodotta da un manipolo di veggenti, Marvin Minsky ha iniziato al sua opera ingegneristica nel lontano 1951, dando vita al primo simulatore di reti neurali, denominato Sanrc, attraverso il quale l’idea fissa di replicare in modo artificiale le funzionalità dei neuroni cominciava a prendere forma.
Una volta sdoganata l’idea di fondo presso gli ambienti accademici ufficiali, Minsky avrebbe fondato nel 1959 il primo progetto dedicato all’intelligenza artificiale che si sarebbe presto tradotto nella genesi del celebre Mit Artifical Intelligence Laboratory, epicentro funzionale di un’America protesa verso robot e simulatori.
Terminando la sua carriera sullo studio dei frames, schemi mentali preconcetti nella nostra mente che consentirebbero, in linea teorica, di determinare azioni e cognizioni sulla base di quanto già inciso nel nostro cervello, Minsky se n’è andato poco prima di assistere la pieno compimento della sua opera e di vedere in prima persona la creazione di un’intelligenza artificiale destinata ad essere la costante di un futuro prossimo, oltre che di un passato del quale si tende a dimenticare il nome degli ideatori a discapito delle idee stesse.
Questo sito utilizza Cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se vuoi sapere di più clicca su maggiori informazioni
Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.