
Se il nostro stato di salute si misura controllando la temperatura della fronte e cercando di scorgervi la temperatura ideale, quello delle nostre maestose vette alpine si può vagliare attraverso lo stato di conservazione dei ghiacciai, autentici indicatori atti rilevare problematiche legate a variazioni impreviste di temperatura potenzialmene in grado di sconvolgere l’intero ecosistema.
Stando elle ultime rilevazioni, presentate nella giornata di eri alla Camera dei Deputati in concomitanza con la redazione del nuovo Catasto, i nostri rilievi alpini più importanti non se la passano decisamente bene, dato che si stima l’erosione complessiva dei ghiacciai pari ad un 30% del totale e che il fenomeno ha imposto misure di intervento drastiche.
Di fronte ad uno scenario che prevede la possibiletrasformazione delle Alpi in una sorta di surrogato degli Appennini, con conseguente perdita delle risorse ghiacciate e dell’attrattiva legata agli sport invernali, leautorità facenti capo alla Provincia di Trento hanno già disposto la copertura del ghiacciaio della Marmolada con teli di nylon ,utili ad impedire l’ulteriore surriscaldamento della roccia e la fuga del patrimonio idrico dalla montagna alpina.
Pessime condizioni anche per il “gigante” dei Forni, ubicato in cima al passo dello Stelvio, che è apparso spaccato in tre punti distinti e prossimo ad unadefinitiva rottura dall’impatto insostenibile per l’ambiente circostante in caso di mancata ricomposizione delle tre fratture.
Considerato nella sua completezza, il fenomeno legato al Riscaldamento Globale e a schemi meteorologici caotici sta dunque erodendo a grandi passi il patrimonio nostrano e gli esperti hanno ipotizzato una completa liquefazione dei ghiacciai alpini nel giro di 10 anni ed un ulteriore calo delle precipitazioni nevose, in grado di ridurne la portata già passata da 19 a 7 metri nel giro di poche stagioni invernali.
Se dunque non si intenderà intervenire sulle emissioni di Co2, oltre i proclami di facciata, si potrebbe dunque assistere a quella progressione che ha visto l’erosione di un’area pari a 160 kmq in solo mezzo secolo e che ha portato le nostre vette ad avere la febbre, anche senza il bisogno che qualcuno tocchi loro la fronte.
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