
Da quando i primi esseri umani si accorsero di dover un giorno morire, la ricerca dell’immortalità, sia essa di tipo artistico o squisitamente fisico, è diventata la paradossale ragione di vita per tutti coloro per i quali scomparire rappresenta un onere insopportabile e che vorrebbero, quantomeno, venire ricordati in eterno per via delle loro opere e dell’ampia gamma di sentimenti che hanno saputo produrre nel prossimo attraverso l’ingegno, la musica, la poesia o qualunque altra cosa possa rappresentare una valida ragione per tenere vivo il ricordo.
Se dunque i gradi artisti continuano a vivere metaforicamente tra di noi anche dopo il trapasso, a David Bowie è toccato in sorte un destino un po’ differente, dato che il cantante britannico recentemente scomparso non andrà semplicemente ad alimentare il suo mito attraverso una sterminata produzione musicale e cinematografica lasciata ai posteri, ma che il Duca Bianco si trasformerà presto in un’emoji, entrando così a far parte delle assurde conversazioni condotte attraverso gli smartphone, alla stregua di uno stato d’animo qualunque.

Ben consapevole del potere delle emoji e della possibilità di polarizzare il mondo sulle sue faccine gialle, Apple ha infatti deciso di introdurre nuove piccole rivoluzioni a partire dal prossimo aggiornamento di iOS, andando ad includere nel novero delle nuove emoticon proprio un disegno stilizzato che allude volutamente al defunto David Bowie e che ne ricalca le caratteristiche somatiche, per quanto possibile.
Provvista del celebre “face-painting” a forma di fulmine variopinto sulla porzione destra del volto, che fece la sua comparsa ai tempi dell’album Alladin Saine, la nuova emoji, presente sia in versione maschile che femminile, si trova inoltre accompagnata da un microfono volto ad attestare l’inequivocabile tributo al Duca Bianco e la volontà di renderlo partecipe delle nostre chat e dei nostri scambi di messaggi.
Premesso che le emoji nascono in base alla volontà di ricondurre un determinato stato d’animo ad un’icona e di rendere così immediatamente riconoscibile lo spettro emotivo che lo aveva generato, resta ora solo da capire in che modo un utente possa “sentirsi Bowie” oltre la sfera prevista da quella ricerca di immortalità ormai ampiamente assurta a caricatura, dai tratti dissacranti, ma anche piuttosto giocosi e ben accetti dal grande pubblico.
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