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Scienza e Tecnologia
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Apple condannata per violazione dei brevetti Smartflash

26 Febbraio 2015
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Apple condannata per violazione dei brevetti Smartflash

I concetti di “brevetto” e di “proprietà intellettuale“, piuttosto odiosi se riferiti ad invenzioni di pubblica utilità come i farmaci, sono stati inventati per impedire che il mondo del commercio si trasformasse in una versione adulta di un’aula scolastica elementare, in cui tutti asseriscono candidamente di avere avuto una determinata idea e di aver pensato per primi quello che gli altri si arrogano il diritto di aver creato.

Purtroppo, una delle controindicazioni dovute alla diffusione di internet e di servizi impalpabili (che altro non sono che idee allo stato puro, o quasi), consiste nel fatto che basta una leggera modifica ad un progetto per dare vita a qualcosa di profondamente differente, con il risultato che i tribunali paiono essere sempre più colmi di vertenze e di presunti detentori di altrettante proprietà intellettuali.

L’invenzione di iTunes e del suo sistema di pagamenti, ad esempio, risulterebbero essere secondo una corte texana, frutto non di una geniale idea sorta tra le mura amiche di Cupertino, ma di una palese violazione di alcuni brevetti regolarmente depositati dalla semi-sconosciuta società Smartflash.

In base ad una recente sentenza emessa dalla Corte di Tyler, Apple è infatti risultata essere colpevole di furto di proprietà intellettuale ai danni di Smartflash e si troverà per tanto costretta a risarcire la start up americana, mediante un cospicuo emolumento stimato in una cifra pari a 533 milioni di dollari, somma lontana dagli 852 milioni chiesti da Smartflash, ma comunque in grado di fare la gioia della piccola azienda informatica.

Entrando nel dettaglio, secondo la corte texana Apple si sarebbe indebitamente appropriata di tre brevetti che regolamentavano rispettivamente la gestione dei diritti digitali, i sistemi di pagamento e la memorizzazione di dati presenti sul sito, poi trasformati nell’attuale complesso che prende il nome di iTunes.

Apple, dal canto suo ha già annunciato un ricorso in appello, confidando in un verdetto in grado di cancellare la sentenza come avvenne nel 2012 quando una corte condannò l’azienda di Cupertino a risarcire VirnetX, salvo poi assistere al ribaltamento del verdetto in una sede d’appello sempre più simile ad un’enorme aula scolastica, dove al fruitore medio non è dato di capire con precisione chi abbia pensato cosa e a chi appartengano realmente le idee che regolano il mondo digitale.

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