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Caffè d’asporto: presto la tazza potrà essere piantata

27 Febbraio 2015
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Caffè d’asporto: presto la tazza potrà essere piantata

Prima che le grandi industrie alimentari si cimentassero con la commercializzazione di tipologie di caffè (in capsule, cialde o per moka) sempre più esotiche e attraenti, nell’immaginario collettivo il caffè era caffè punto e basta e nessuno sospettava che potessero esistere differenti colture e piantagioni in grado di produrre aromi e sapori tanto diversi da loro.

Nessuna delle coltivazione conosciute di caffè ha tuttavia contemplato, fino ad oggi, la presenza di una tazzina di cartone concepita per fungere da improbabile fertilizzante, utile a chiudere il cerchio iniziato con la semina e a riportare alla terra anche gli scarti organici rimasti dopo aver consumato la bevanda.

Una start up americana di nome “Reduce, Resume Grow” (Riduci, riesuma, cresci), ha infatti avuto la brillante idea di portare il livello di riciclo dei rifiuti ad un livello superiore, dando vita a particolari tazze per il caffè da asporto che potranno essere piantate in un giardino, o in un vaso, dando vita a nuove pianticelle di varia natura, albero del caffè logicamente escluso per ragioni di marketing.

Gli attuali bicchieri di carta in cui viene servito il caffè d’asporto, risultano essere riciclabili per un numero limitato di volte (come avviene per quasi tutti i prodotti cartacei), esaurite le quali si ripresenta il dilemma relativo alle modalità di smaltimento del rifiuto solido prodotto e proprio per salutare questa eventualità per sempre, nasce il progetto destinato a trasformare in pianticelle quel medesimo bicchiere ormai destinato all’inceneritore.

Il processo attraverso il quale il bicchiere usato risulta “piantabile” è piuttosto semplice e prevede che il contenitore venga messo in ammolo nell’acqua per qualche minuto, fino a trasformarsi in unasottile poltiglia dalle proprietà fertilizzanti che potrà agevolmente venire smaltita all’interno del terreno erboso desiderato, sfruttando la presenza dei semi contenuti all’interno dell’impasto cartaceo.

Se si considera che solo negli Stati Uniti vengono prodotte e utilizzate annualmente circa 146 miliardi di tazze da caffè d’sporto, la possibilità di condurre l’operazione di riciclo su vasta scala comporterebbe un immenso risparmio in termini di rifiuti da smaltire e di Co2 immessa nell’aria e un immenso guadagno a livello di coefficiente verde delle nostre città, le quali potrebbero fregiarsi di particolari colture del tutto sconosciute e inimmaginabili in un passato recente in cui il caffè era caffè punto e basta.

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