Scienza e Tecnologia
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GameStop, chiusura per 150 esercizi

28 marzo 2017
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GameStop, chiusura per 150 esercizi

Se gli anni’90 sono stati contrassegnati dal fiorire di punti vendita BlockBuster e dalla rincorsa frenetica al dvd o alla videocassetta da noleggiare per passare una serata piacevole senza dover andare al cinema, GameStop ha rappresentato nel decennio successivo un’identica attrattiva agli occhi di tutti coloro che volevano cimentarsi con un’esperienza di gioco nuova senza il fastidio di dover acquistare il titolo e di trovarsi magari pentiti dopo un paio di partite.

Disponibile tanto per la vendita quanto per il noleggio di videogiochi dedicati a tutte le console presenti in commercio, GameStop si trova ora a cadere sotto la duplice morsa rappresentata dalla pirateria informatica e dal rilascio di titoli in modalità digitale (cioè senza il supporto fisico necessario al funzionamento) e rischia di fare una fine analoga a quella del suo illustre predecessore, dato che nessuno al mondo, o quasi, è disposto ad uscire di casa per comprare o noleggiare un videogioco quando può scaricarselo, secondo modalità più o meno lecite, dal suo pc o dal suo tablet.

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Onde evitare fallimento totale e riqualificazione dei locali verso altre attività, GameStop ha infatti annunciato l’imminente chiusura di oltre 150 punti vendita e una rapida corsa ai ripari finalizzata a cogliere lo spirito dei tempi correnti e a cercare di sopravvivere in un mondo in cui download e streaming rappresentano vocaboli troppo ostici da fronteggiare per qualunque rivenditore tradizionale.

Se l’erosione di un mercato consolidato è stata più lenta del previsto, anche per ragioni legate all’affezione verso il rivenditore e alla possibilità di relazionarsi con un esperto di settore in grado di fornire consigli ad hoc (in fondo, i videogiochi rappresentano un mercato più di nicchia rispetto all’home video), pare infatti che il 2016 si sia configurato come l’annus horribilis del quale si temeva la venuta, con oltre 10 punti percentuali persi su base globale e picchi abnormi, pari al 16% di vendite in meno, solo negli Stati Uniti.

Mentre serpeggia l’idea di snaturare lo spirito iniziale e di votarsi in direzione della vendita di componentistica hardware su larga scala (smartphones inclusi), GameStop mira dunque a ridimensionarsi per sopravvivere, consapevole della fine di un’era e degli illustri esempi sorti nel corso degli anni’90 e uccisi dalla Rete in pochi istanti.

 

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