Scienza e Tecnologia
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Google Play Music si affida all’intelligenza artificiale

15 novembre 2016
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Google Play Music si affida all’intelligenza artificiale

Per quanto la parola Genius abbia fatto da lungo corso al comparsa all’interno dei moderni lettori musicali e tutte le aziende produttrici mirino a creare una playlist personalizzata sulla base dei gusti dell’utente, di modo da favorire la diffusione (e l’acquisto) di nuova musica, i tentativi di dare vita ad un software davvero efficace si sono arrestati, fino ad oggi, a somiglianze algebriche del tutto incapaci di cogliere i reali gusti dell’ascoltatore.

Dato che il mercato musicale si regge, da quando il mondo è mondo, sulla possibilità di portare il fruitore in contatto con artisti fino ad ora sconosciuti e che una semplice equazione che escluda i Darkthrone come opzione da suggerire a chi sta ascoltando una raccolta di Marco Masini difficilmente centra l’obiettivo, Google Play Music ha deciso di impiegare i numerosi progetti messi in campo dall’azienda id Muntain View in materia di intelligenza artificiale per dare vita ad una playlist virtuale degna di un dj in carne ed ossa, o quasi.

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Attraverso l’ultimo aggiornamento di Google Paly Music, Big G ha infatti introdotto un sistema di selezione dei brani suggeriti che consente di trovare un campo di applicazione pratica ai numerosi progetti finalizzati alla replica delle reti neurali con la quale Google si cimenta ormai da anni, con l’obiettivo di giungere un giorno ad un algoritmo di ricerca sul suo motore sempre più sofisticato e meno vincolato a parametri strettamente oggettivi.

Tradotto in parole povere, Google Play Music si comporrà non solo del consueto software che consente di trovare (spesso presunte) similitudini tra i nostri artisti preferiti e altri sconosciuti, ma andrà a personalizzare le playlist ipotetiche sulla base di fattori strettamente connessi con la vita del suo utente, andando, ad esempio, a proporre un determinato tipo di selezione se il fruitore si trova a casa, al lavoro, in palestra o in un luogo aperto.

Riconoscendo l’ubicazione dell’utente, Google mira infatti a proporre brani ad alto contenuto adrenalinico a chiunque si trovi impegnato in una sessione di jogging o in palestra, cercando di incrociare le esigenze connesse con al particolare situazione con la memoria storica del dispositivo, di modo da non confondere Masini e i Darkthrone e da dare un senso a quella genialità fino ad oggi sventolata come una bandiera senza che un corrispettivo in carne e note avesse realmente luogo.

 

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