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Scienza e Tecnologia
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In carcere l’hacker che violò i profili delle star

31 ottobre 2016
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In carcere l’hacker che violò i profili delle star

Spesso scambiate per semplici bravate, le violazioni di identità online e i conseguenti furti di materiale strettamente privato rientrano a pieno titolo nella sfera dei reati assimilabili alla violazione di domicilio e il fatto che non occorrano grimaldelli e piedi di porco per penetrare smartphone e computers, poco toglie alla gravità di una serie di azioni spesso destinate a concludersi in tragedie o in un enorme carico di imbarazzo sociale.

Mentre l’Italia dibatte ancora sui fantomatici hackers che hanno violato l’account della giornalista Diletta Leotta e sottoposto al malcapitata conduttrice tv ad una gogna continua, dagli Stati Uniti giunge una notizia destinata a rincuorare tutti quei vip che temono indebite incursioni all’interno di un settore della loro vita destinato a rimanere privato anche in una società in cui di privato è rimasto gran poco.

ryancollinshacker_emergeilfuturo

Un tribunale americano ha infatti condannato in via definitiva il 36enne hacker Ryan Collins, divenuto celebre in tutto il mondo per aver sottratto immagini compromettenti dai dispositivi di numerose star e di averle diffuse sul sito The Frappening, dal quale sono diventate virali e dunque impossibili da rimuovere completamente dal Web, anche a fronte delle pressanti richieste operate dalle vittime nei confronti di Google e di altri motori di ricerca.

A finire nel mirino del signor Collins, protagonista dello scandalo noto come CelebGate, erano state, in particolare Jennfier Lawrence, fresca di premio Oscar, Rihanna, Avril Lavigne, Kirsten Dunst e Kate Upton, tutte finite nella trappola escogitata dall’hacker che, facendo affidamento sula tecnica del phishing, era riuscito a permeare le difese che proteggevano fotografie delle star senza veli e altre tipologie di materiale, decisamente troppo hot per venire proposto al grande pubblico.

Prontamente identificato e denunciato, Ryan Collis è stato condannato, al termine di un lungo iter giudiziario, a 18 mesi di reclusione e, data l’assenza di sospensioni condizionali in vigore negli Usa, dovrà dunque trascorrere il prossimo anno e mezzo al fresco, riflettendo sulla violazione commessa e sul fatto che non servono necessariamente piedi di porco e grimaldelli per violare l’altrui intimità.

 

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