
Ogni volta che ci liberiamo di un oggetto obsoleto, degli avanzi di una cena non troppo appetitosa o di una confezione ormai inutile ai fini della garanzia, diciamo addio ad una parte della nostra giornata divenuta tutto d’un tratto inservibile in una prospettiva futura e salutiamo per sempre qualcosa ritenuto utile fino a poco tempo prima e ora svuotato completamente di valore e contenuto.
Mentre il camion della nettezza urbana si avvia mestamente verso la strada che conduce a alla discarica comunale e al successivo inceneritore, ad andare in fumo non sono tuttavia solo ritagli del nostro passato recente, ma anche l’idea di un futuro incentrato sull’eco-sostenibilità e sulla possibilità di risparmiare risorse finanziarie mediante la nobile arte del riciclo.
Secondo un rapporto recentemente elaborato da Althesys, società strategica in campo ambientale, se in Europa si riuscisse a destinare al riciclo almeno il 50% di tutti i rifiuti prodotti, si risparmierebbero la bellezza di 103 milioni di tonnellate di CO2 immesse nei nostri cieli durante le incaute combustioni, con un ritorno economico annuo stimato nella non trascurabile cifra di 643 milioni di euro.
In Italia, ad esempio, una gestione più accorta della spazzatura consentirebbe un’immediata riduzione di anidride carbonica pari a 10 milioni di tonnellate, corrispondente al 2,5% del totale annuo, stimato in 435 tonnellate di CO2, per ridurre le quali vengono spesso proposte politiche onerose e poco azzeccate che si traducono immancabilmente in gesti dal valore più simbolico che funzionale, come i temutissimi blocchi della circolazione automobilistica o l’adozione delle celeri “targhe alterne”.
Tradotto su quel piano economico che pare divenuto il movente unico di decreti, leggi e leggine, l’introduzione nel nostro paese di una tassa sulle emissioni simile a quella in vigore nel Regno Unito (la cosiddetta carbon tax, per intenderci) e il conseguente ricorso al riciclo su larga scala dettato dalla volontà di non incorrere nelle maglie previste dal sistema di tassazione, potrebbe tradursi in un risparmio annuo per le casse dello Stato pari a 183 milioni di euro, cioè poco meno del 10% di quell’immenso debito pubblico che non riusciamo a ridurre e che comporta una lunga serie di compiti a casa targati Strasburgo-Bruxelles.
L’obiettivo di giungere la fatidico 50% di riciclo a livello continentale è stato recente fissato dall’Unione Europea come meta plausibile per l’anno “zero” 2020, ma la rincorsa alla riconversione delle risorse derivanti dai rifiuti implica un rapido risveglio di tutti quei paesi dormienti (primo tra tutti il nostro) all’interno dei quali la possibilità di riconversione appare ancora utopistica e gestioni non proprio oculate della spazzatura hanno prodotto disastri ambientali e surplus indesiderati di CO2.
L’augurio è logicamente quello che di fronte a dati sempre più chiari e sempre più specifici, le istituzioni nostrane riescano a cogliere gli evidenti vantaggi derivanti dal riciclo di tonnellate di rifiuti e che si riesca rapidamente a lasciare alle spalle un passato di sprechi, individuali e collettivi, regalando così un nuovo futuro ad oggetti obsoleti, avanzi di cene e confezioni apparentemente inutili.
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