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Scienza e Tecnologia
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Internet Archive si sposta in Canada per paura di Trump

1 Dicembre 2016
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Internet Archive si sposta in Canada per paura di Trump

Alla vigilia del voto americano, numerose personalità celebri, o addirittura illustri, residenti negli Usa avevano promesso di emigrare in Canada in caso di vittoria del Tycoon, giusto per sottolineare la loro distanza dalle posizioni politiche espresse da Trump nel corso della campagna elettorale e per offrire magari allo stesso Canada un movente per la costruzione di un ulteriore muro sul confine, utile ad evitare esodi in massa di star, cantanti e presentatori televisivi delusi.

Subito dimenticata all’indomani del voto, la promessa di migrazione trova tuttavia un corrispettivo tecnologico nella recente decisione presa dall’Internet Archive, sorta di biblioteca universale a Stelle e Strisce contenete tutto lo scibile umano in versione internettiana, di trasferire, o quantomeno copiare, il proprio immenso database nella ridente terra della Foglia d’Acero, per paura che il neoeletto presidente possa apportare al mondo dell’informazione online modifiche in grado di compromettere il duro lavoro di ricerca e raccolta condotto negli anni e magari trasgredire anche quei basilari principi relativi alla privacy e alla riservatezza dei dati che rappresentano un tacito accordo tra chi fornisce servizi attraverso la Rete e tutti coloro che quotidianamente si collegano ad internet e lasciano traccia del loro passaggio in modalità virtuale.

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Il fondatore dell’Internet Archive, Brewster Kahle, ha motivato la sua scelta sulla base delle promesse elettorali messe in campo dallo stesso Trump, in base alle quali si prevede un aumento della sorveglianza sul Web da parte delle forze di intelligence e delle istituzioni governative e un conseguente restringimento delle libertà relative a riservatezza e autonomia degli enti che gestiscono il Web, che potrebbero sfociare nell’imposizione di un controllo costante o addirittura nella manipolazione dei dati raccolti con finalità rivolte alla sicurezza nazionale.

Un eventuale trasferimento dell’immenso archivio in Canda potrebbe dunque salvaguardare l’enorme biblioteca raccolta da qualunque tipologia di ingerenza e costituire un rifugio sicuro per il prezioso materiali, sempre ammesso che il ridente paese confinante con gli Stati Uniti non si stufi un giorno di venire impiegato come pretesto per esodi solo simulati e per venire trasformato in una nuova “terra di libertà”, in barba ai padri costituenti che ammantarono un giorno le Stelle e le Strisce delle loro più nobili intenzioni.

 

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