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Migliori aziende dove lavorare: Google in testa

28 Ottobre 2016
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Migliori aziende dove lavorare: Google in testa

Ormai deposta da anni l’antica equazione che prevedeva le piccole aziende a conduzione familiare alla stregua del luogo migliore in cui cercar occupazione e conforto di fronte allo strapotere di multinazionali in cui i dipendenti erano considerati semplici numeri, pare che la crisi abbia trasformato le grandi aziende nel sogno segreto di milioni di lavoratori, stufi di trovarsi parte integrante delle dure contingenze legate al bilancio e volenterosi di entrare a fare parte di realtà solide e in continua espansione.

Piaccia o meno, al nuova rincorsa in direzione delle multinazionali si traduce in un livello di soddisfazione crescente per tutti quei lavoratori che non si trovano costretti a fare sacrifici e salti mortali per mantenere il posto e che guardano agli imperi hi-tech come al luogo ideale dove tentare di far carriera e farsi bagnare da quella pioggia costante di denaro che le nuove tecnologie stanno producendo ad ogni latitudine.

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Non stupisce più di tanto, dunque, che l’annuale indagine condotta dalla rivista Fortune abbia rivelato come i dipendenti di Google siano i più “felici” al mondo e come la multinazionale di Mountain Viwew sia riuscita a sbaragliare non solo l’agguerrita concorrenza di altri motori di ricerca, ma anche quella di aziende analoghe, volenterose di attrarre manodopera qualificata ed ingegneri provetti.

Nella lista delle 25 società più ambite al mondo, Google si trova seguita da un’altra ditta attiva nel comparto hi-tech, l’azienda di progettazione di software Sas, mentre il terzo gradino del podio è occupato dall’azienda americana WL Gore, produttrice di tessuti in Goretex.

Versante hi-tech a parte, la lista dei migliori posti di lavoro al mondo ha visto la sopravvivenza delle classiche banche, la cui presenza è stata limitata alla scozzese Scotiabank, delle compagnie di assicurazioni e delle agenzie interinali; tutti settori che, paradossalmente, a causa della crisi e delle incertezze verso il futuro pensionistico, rappresentano un investimento in perenne crescita.

Nessuna azienda italiana nel novero delle magnifiche 25, cannibalizzato dalle ditte americane, a riprova dei continui travagli interiori di un Paese un tempo noto per la bontà e il volto umano delle sue aziende a conduzione familiare e oggi in cerca di una nuova trasformazione, in grado di polarizzare la ricerca e la produzione senza che i lavoratori vengano costretti a sacrifici inaccettabili pur di mantenere il posto acquisito.

 

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