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Operazione Dragon: il caffè italiano arriva nello spazio

14 aprile 2015
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Operazione Dragon: il caffè italiano arriva nello spazio

Non molto tempo fa, Samantha Cristoforetti aveva illustrato nel dettaglio ad un grande pubblico in perenne ricerca di delucidazioni le modalità attraverso le quali era possibile ricavare acqua pulita dall’urina sulla Stazione Spaziale Internazionale, rendendo noto che ogni bevanda consumata nello spazio siderale, caffè incluso, non erano altro che il frutto di un perenne riciclo organico operato a partire da componenti non esattamente profumatissime.

Sul pianeta Terra qualcuno deve aver provato un sussulto di compassione di fronte alle parole della nostra astronauta, al punto da voler porre rimedio alla situazione di emergenza mandando alla nostra Cristoforetti una fumante tazza di caffè ricavato da comune acqua minerale e un’avveniristica macchinetta in capsule, destinata a migliorare quantomeno la qualità complessiva della bevanda, giusto per alleviare un po’ le fatiche di un soggiorno in cui le uniche gioie reali provengono da un panorama di primo livello e dal sentirsi parte di una Storia con tanto di Esse maiuscola.

Alle ore 22,33 (per la precisione) di oggi arriverà infatti presso la ISS un particolare shuttle, denominato Dragon,recante in dono agli astronauti della Stazione Spaziale l’equivalente tecnologico di oro, incenso e mirra; vale a direla macchinetta ISSpresso, realizzata dai ricercatori del laboratorio Agrotec di Torino, con il supporto di Lavazza, per garantire caffè fumante agli astronauti fino al termine della loro missione Futura.

La capsula Dragon verrà lanciata dallo Space Launch Complex 40 di Cape Canaveral con il vettore Falcon 9 e rappresenta il primo esperimento in materia di caffè ultraterreno, realizzato grazie all’ingegno italiano e alla premura di un Paese attento, per una volta tanto, alle esigenze di una delle sue glorie di riferimento.

Augurando una lieta consumazione a Samantha Cristoforetti e ai suoi colleghi, non resta che complimentarsi con i ricercatori dell’Agrotec di Torino e augurarsi che al prossimo giro nello Spazio, si riesca magari a rimediare anche all’endemica carenza di materie prime che affligge gli astronauti e li costringe ad un riciclo perenne di liquidi e acqua.

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