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WhatsApp “scaduto”, ecco l’ennesima truffa sul Web

8 maggio 2017
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WhatsApp “scaduto”, ecco l’ennesima truffa sul Web

In seguito all’acquisizione da parte della Facebook Inc, il popolare servizio di messaggistica istantanea WhatsApp è divenuto un tassello fondamentale nel puzzle di casa Zuckerberg, dato che attraverso comunicazioni e contenuti condivisi tramite l’app risulta possibile tracciare una sorta di “profilo utente” da reinvestire successivamente in campagne pubblicitarie mirate condotte su Facebook, in barba alle leggi in materia di anti-trust presenti sul Continente e ai numerosi processi in corso in Germania.

Risulta evidente a chiunque, dunque, che la crucialità dell’applicazione nel disegno strategico di Zuckerberg imponga all’azienda di riferimento la massima cautela nei confronti dei suoi utenti/clienti e che il piccolo genio di Facebook non è tanto stupido da scontentare i suoi fruitori mediante balzelli arbitrati e tariffe imposte oltre i limiti presenti nelle condizioni di accettazione del servizio.

whatsapp truffa

Da tutto ciò consegue che i messaggi ricevuti su WhatsApp in cui si fa riferimento ad una scadenza del servizio, a pagamenti da effettuare o all’impossibilità di utilizzare l’applicazione in un prossimo futuro risultano tutti alla stregua di truffe ordite da terze parti e non ricollegabili in alcun modo alle azioni e alla volontà della Facebook Inc.

Nonostante la proverbiale catena di Sant’Antonio legata a versioni di WhatsApp “scadute” sia ormai vecchia come la Peste Nera, pare tuttavia che la truffa in questione continui a mietere vittime ad ogni latitudine e che gli utenti allarmati seguano il link malevolo contenuto nel messaggio, mettendo a grave rischio la loro sicurezza online ed esponendosi ad opere di phishing che iniziano con la creduloneria più assoluta a terminano spesso con danni reali.

Prima di trovarvi con i vostri dati bancari entrati in possesso di malintenzionati, l’invito è dunque quello a non aprire mai comunicazioni provenienti da profili-clone di WhatsApp in cui si invita l’utente ad un esborso imprevisto e a non preoccuparvi troppo circa le intenzioni di Zuckerberg, dato che le sue reali volontà sono molto più sottili di un grossolano messaggio di phishing online e che il ceo di Facebook non renderebbe mai infelice un suo potenziale cliente andando a chiedergli un’elemosina di pochi centesimi.

 

 

 

 

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