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Bambini: niente zuccheri fino ai due anni?

29 agosto 2016
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Bambini: niente zuccheri fino ai due anni?

Se fino a poco tempo fa i genitori di tutto il mondo distribuivano dolcetti a mani basse ai loro bimbi e le caramelle nelle tasche dei minori risultavano essere da tante da rendere persino proverbiale un loro ipotetico furto, con l’avvento di un sistema di divulgazione medica un po’ più accorto, è cominciato a serpeggiare il sospetto che l’abuso di zuccheri in età infantile non fosse poi tanto salutare e che l’esplosione demografica di obesità, sovrappeso e diabete potesse avere un un unico mandante ed un unico esecutore.

Pur trovandosi lontane dalle consuete grida manzoniane che imputano agli zuccheri in quanto tali l’insorgenza di una quantità sterminata di tipologie tumorali, l’abuso di dolci e sostanze zuccherate si pone comunque come un fenomeno ampiamente da vagliare ed analizzare in ogni suo possibile aspetto collaterale, sopratutto quando ci si riferisce a quell’ambito pediatrico in cui i pessimi comportamenti possono riverberarsi in una serie di squilibri e disfunzioni difficilmente risolvibili agli albori dell’età adulta.

bambini e zuccheri secondo l'Oms

La genesi di evidenze scientifiche in grado di dare vita ad un nesso casuale tra l’abuso di zuccheri protratto durante le prime fasi della vita e l’insorgenza di un ampio spettro patologico in età adulta ha dunque dato il “la” ad una serie di linee guida, porzioni ottimali e tabelle approvate dalle massime istituzioni sanitarie, finalizzate a fungere da deterrete per tutti quei genitori che ritengono di poter lasciare i loro bimbi liberi di alimentarsi come meglio credono e di pasteggiare a merendine e coca-cola nella speranza che la maturazione cerebrale possa un giorno sopperire agli eccessi della gioventù e ricondurre l’organismo sulla retta via.

All’indomani dell’emanazione delle nuove linee guida partorite dall’Oms (marzo 2015), all’interno delle quali la quantità di zuccheri consumabili nel corso dell’età pediatrica dovrebbe attestarsi sotto la soglia del 10% del fabbisogno calorico giornaliero, ecco dunque sopraggiungere una nuova ricerca a a Stelle e Strisce dai toni ancor più apocalittici che invocherebbe il bando totale degli zuccheri dalle tavole dei bambini fino al compimento del secondo anno di età ed una drastica riduzione fino agli otto anni, misura considerata particolarmente critica nel processo di sviluppo dell’organismo umano.

Se l’Oms preme, da un lato, perché si giunga ad una riduzione sostanziale del principio nutritivo nelle diete dei bambini e si tenti di arginare la piaga dell’obesità sul nascere, esistono dunque correnti di pensiero molo più radicali, secondo le quali gli zuccheri non andrebbe consumati in età prescolare senza troppi “se” e senza troppi “ma”, sulla base di evidenze ancora parziali, ma comunque utili ad invocare quel solenne bando atteso dall’ala più oltranzista della comunità scientifica.

Lo studio americano

Andando analizzare l’impatto dell’assunzione di zuccheri e sostanze zuccherine sul metabolismo dei bambini, i medici facenti capo alla Emory University School of Medicine di Atlanta hano stabilito in via definitiva (o apparente tale) come anche minime quantità di zucchero possono danneggiare il metabolismo infantile e come non esista, per tanto, una soglia ottimale che non si differenzi dallo zero più assoluto, almeno fino al compimento del secondo anno di età dei piccoli.

A finire nel mirino dei ricercatori americani sono stati in modo quasi esclusivo gli zuccheri aggiunti, vale a dire dolcificanti di varia natura che vengono addizionati a composti alimentari con il palese obiettivo di renderli più attraenti e gradevoli agli occhi e al palato di quell’universo infantile che trova nel gusto del dolce una delle sue principali ragioni di vita.

bambini di due anni e zuccheri

La messa al bando totale andrebbe dunque ad includere dolciumi di varia natura, composti industriali che ricadono sotto la categoria di “merendine” e tutte quelle bevande gassate ormai ampiamente note ad ogni latitudine per la loro capacità di andare ad includere al loro interno quantità di zuccheri in grado di rendere euforico un bisonte, nonostante i propositi e i proclami partoriti nel corso degli anni dalle aziende produttrici.

Esclusi invece dal divieto tutti quei prodotti alimentari (come il latte e la frutta) che contengono al loro interno zuccheri in modo naturale e che non vengono generalmente trattati con aggiunte artificiali e che non rappresentano per tanto un pericolo per i piccoli consumatori, data la loro più semplice metabolizzazione.

A far scattare l’allarme nei ricercatori è stata la duplice evidenza che prevede, da un lato, l’effettivo aumento di incidenza relativo a obesità, diabete e altre patologie presso i bimbi che tendono a nutrirsi con quantitativi di zuccheri aggiunti eccessivi e la parallela scoperta che i cibi ricchi di dolcificanti vengono generalmente somministrati in sostituzione a quelli “sani” secondo un pericoloso schema che prevede bambini già sazi per via di merendine e consimili rifuggire come la peste tutto quanto potrebbe invece giovare alla loro precaria salute.

Oltre al bando totale prima del compimento del secondo anno di età di zuccheri e affini, i medici di Atlanta hanno inoltre voluto proporre un ulteriore giro di vite sulla somministrazione in età compresa tra i 2 e gli 8 anni, quando dolcetti e merendine tendono a diventare la norma alimentare più assoluta e quando gli organi interni del piccolo si trovano a venire bombardati da quantità di zuccheri difficili da smaltire, anche quando le fasi dello sviluppo pediatrico diventano solo un lontano ricordo e costringere fegato, pancreas e reni ad un’inversione di rotta non si rivela mai un’operazione semplice come postulato in sede iniziale.

Consapevoli della quasi totale impossibilità di costringere miliardi di genitori disseminati alla più disparate latitudini terrestri a tenere lontani i loro bimbi dagli zuccheri, magari andando a legare mani e piedi ai malcapitati, gli autori della ricerca hanno voluto aggiungere una sorta di postilla ai loro esiti, comprensiva di una quantità di zuccheri (inferiore al 5% del fabbisogno calorico giornaliero) il cui rispetto doverebbe quantomeno lenire i rischi connessi con il principio alimentare.

La situazione attuale

Probabilmente munito di un carico di allarmismo ingiustificato e di toni degni di una fine del mondo prossima a volare su ali zuccherine, la ricerca americana sorge sulla scia di un carico di preoccupazioni che sta investendo la classe medica a seguito di una solenne caduta nel vuoto degli appelli e delle linee guida emanati dall’Oms e che sta trovando nell’American Heart Foundation una valida sponda per cercare di dissuadere i genitori dai loro troppo dolci propositi, prima che obesità e patologie connesse si trasformino in una sorta di piaga endemica in grado di fiaccare l’occidente o gran parte di esso.

Se l’auspicata soglia del 10% fissata dall’Oms viene rispettata in Paesi dove salute e senso civico giocano un ruolo rilevante nella coesione del tessuto sociale, come la Norvegia, tanto l’Europa meridionale quanto gli Stati Uniti d’America paiono bellamente infischiarsene di quella vocina che invita alla moderazione, con il risultato di situazioni abnormi che vedono nazioni come il Portogallo dense di bambini alimentati con quantitativi di zuccheri aggiunti in grado di spingersi fino al 25% del fabbisogno giornaliero.

bambini e consumo di zuccheri

Dolcissimo Portogallo a parte, la situazione più complessa pare quella degli Stati Uniti d’America, dove il consumo medio risulta profondamente differente a seconda della fascia etnica di riferimento, con le popolazioni non ispaniche e non afroamericane (quelle anglosassoni, per intenderci) molto più propense a doppiare la soglia stabilita rispetto ad altre etnie, se non altro, anche a causa di un ceto sociale mediamente più elevato che consente un maggiore accesso a stravizi ed opulenza di tipo alimentare.

Senza voler enumerare nuovamente le infinite evidenze in merito al pernicioso rapporto che si instaura tra consumo di zuccheri in età infantile ed esplosione demografica di patologie un tempo ampiamente sotto controllo, un effettivo cambio di rotta potrà forse giungere attraverso una definitiva presa di coscienza individuale in grado di mediare tra allarmismi ingiustificati e lassismo assoluto, anche se, c’è da scommettere che imporre una riduzione degli zuccheri aggiunti ai nostri figli non sarà un’impresa facile come rubare le proverbiali caramelle ad un bambino.

 

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