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Giornalista egiziana manda al diavolo Regeni e l’Italia intera

26 Aprile 2016
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Giornalista egiziana manda al diavolo Regeni e l’Italia intera

Se molti dei conflitti che hanno attanagliato il mondo  per millenni sono ormai solo un triste ricordo, il merito è senz’altro di quella fitta intelaiatura diplomatica che ha portato le nazioni a comunicare tra loro, a collaborare in caso di indagini giudiziarie ed ad evitare tutte quelle offese gratuite che rappresentavano spesso un casus belli più che sufficiente per dare il via ad ostilità di ogni sorta.

Purtroppo, la vicenda del giovane ricercatore Giulio Regeni, torturato e ucciso in circostanze misteriose in Egitto, sta portando a galla tutte le lacune presenti negli apparati diplomatici e mostrando come ci sia ancora molta strada da compiere prima di poter giungere un giorno alla costituzione di uno stato di diritto globale in cui venire uccisi a qualunque latitudine comporta il medesimo carico emotivo e il medesimo rigore nelle indagini.

regeni presentatrice_emergeilfuturo

Dopo aver per giorni assistito a depistaggi governativi più o meno ufficiali, è stata una presentatrice televisiva locale infatti a far traboccare il proverbiale vaso, mandando letteralmente al diavolo il povero Giulio (quasi come se la sua sorte si fosse trovata in linea con qualche suo oscuro desiderio) e il nostro Paese, “reo” di fare pressioni sulle autorità del Cairo affinché si ripristini un senso di verità, se non esattamente di giustizia.

Presa dalla collera, la presentatrice Rania Yassen, ha infatti sbottato contro Regeni, sostenendo che il suo Paese aveva dovuto sopportare fin troppo e che l’Italia poteva tranquillamente smetterla di chiedere informazioni, dato che l’omicidio di Giulio non aveva, a suo avviso, nulla dia particolarmente interessante o comunque tale da richiedere tutta quella attenzione ingiustificata.

Augurando alla signora Yassen di non doversi mai trovare dall’altra parte della metaforica barricata e di non dover mai comprendere a fondo cosa il termine “sopportazione” comporta, in veste di familiare o amica di una vittima di omicidio, la speranza è quella che le istituzioni dei due paesi lavorino per ricostruire uno strappo ormai quasi incolmabile e che la diplomazia riesca a riprendere il suo operato, rimediando a mancata collaborazione ufficiale ed offese gratuite un po’ meno ufficiali.

 

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