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Salute e Benessere
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Anisakis, il verme che si annida nel sushi

15 Maggio 2017
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Anisakis, il verme che si annida nel sushi

Il marketing consiste nella capacità di rendere attraente e “alla moda” tutto ciò che di fatto non possiede nessuna reale attrattiva e di spingere, ad esempio, milioni di Italiani a consumare quantità industriali di pesce crudo e alghe, spesso lavorati in totale assenza di precauzioni igieniche, con l’intento di traghettare il consumatore medio all’interno di una sorta di dimensione cosmopolita patinata, in cui ad ogni boccone ingerito corrisponde un presunto avanzamento sociale e culturale.

Premesso che i gusti sono gusti e che ognuno è legittimamente libero di preferire sushi di bassa qualità ad una pasta alla carbonara preparata con guanciale d.o.p. e pecorino romano, risulta comunque evidente a chiunque che la lavorazione del sopracitato pesce crudo realizzata all’interno dei supermercati o delle grandi catene alimentari non ha nulla a che vedere con l’antica arte giapponese e che il cibo servito sulle nostre tavole simil-orientali è spesso una blanda copia di quanto viene preparato all’interno dei migliori ristoranti di Tokyo.

susshi verme

La volontà di sdoganare ad ogni costo una tipologia di alimento in realtà piuttosto difficile da preparare con tutti i crismi del caso (si pensi a Kill Bill, nella cultura di massa) si sta rapidamente traducendo in una serie di allarmi sanitari imprevisti, l’ultimo dei quali riguarda un pernicioso parassita, denominato Anisakis, che rappresenta l’altra faccia (bianca) della globalizzazione alimentare imperante.

Ampiamente descritto dalla rivista scientifica Bmj Case Reports e riportato in italia dal sito AdnKronos, il caso del pericoloso parassita sta tenendo col fiato sospeso i consumatori seriali di sushi, alle prese col rischio legato alla presenza di un gigantesco verme che si annida nell’intestino, provocando infiammazioni e tribolazioni difficili da lenire e da eliminare anche per via farmacologica.

Corredato da foto quantomeno inquietanti e dal caso di una 32enne portoghese ormai divenuto emblematico, il rischio legato all’Anisakis è rapidamente divenuto un deterrente per tutti i consumatori di sushi e continuerà ad esserlo fino al giorno in cui una qualche trovata di marketing riuscirà a rendere attraenti persino i parassiti intestinali, un po’ come recentemente accaduto con il morbillo, da molti ritenuto più “in” rispetto alle comuni misure profilattiche del caso.

 

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