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Salute e Benessere
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Ascoltare un suono dolce durante il sonno migliora la memoria

9 Marzo 2017
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Ascoltare un suono dolce durante il sonno migliora la memoria

Per quanto venga considerata una fase assolutamente inerte della vita umana, il sonno è spesso accompagnato dall’idea che esista una qualche forma di vigilanza cerebrale in grado di assorbire gli input sonori e visivi provenienti dall’esterno e di conservarne una traccia nel subconscio, un po’ come tentavano (maldestramente) di dimostrare tutti quei metodi didattici che si basavano proprio sull’ascolto di audiocassette durante il sonno nella speranza di sopperire alla mancanza di studi.

Pur avendo tutti noi potuto constatare l’impossibilità di apprendere una lezione di algebra mentre si sta riposando, pare comunque che risulti possibile andare a migliorare le facoltà cerebrali di tipo mnemonico mediante l’ascolto di particolari suoni che, benché privi di un referente sintattico preciso, riuscirebbero ad agire sul nostro cervello mediante un’azione calmante in grado di dare il via ad una catena di processi neurali destinata a culminare con il potenziamento della memoria e delle facoltà annesse.

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Uno studio condotto dalla Northwestern University di Chicago ha infatti mostrato come l’ascolto di suoni considerati particolarmente “dolci” o rilassanti, nel corso di una sessione di sonno, portasse in dote un miglioramento delle facoltà cerebrali associate alla sfera della memoria e come i suddetti suoni rosa riescano ad influire sulla fase più profonda del sonno.

Andando a svolgere un breve test su 13 volontari, tutti ultrasessantenni, ai quali venivano applicati elettrodi che producevano un suono rosa, oppure la totale assenza di rumori (secondo il classico schema del doppio cieco), i medici americani hanno infatti notato che, laddove erano stati somministrati gli stimoli auditivi si riscontrava una sorta di rinvigorimento della memoria, mentre il silenzio non produceva esito alcuno.


Alla base dell’effetto provocato vi sarebbe la capacità da parte dei suoni rosa di prolungare la fase di sonno profondo e di indurre uno stato di rilassamento più duraturo, utile a preservare le aree cerebrali connesse con le facoltà mnemoniche  e a dimostrare quell’antico teorema che prevede il sonno alla stregua di un’inerzia soltanto parziale e condita da qualche acuto di vigilanza mentale.

 

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