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Salute e Benessere
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Bimbo di otto mesi ricoverato per aver mangiato hashish

30 Agosto 2016
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Bimbo di otto mesi ricoverato per aver mangiato hashish

Per buona parte degli aspiranti neo-genitori, l’avvento del primo figlio corrisponde con il solenne movente per un radicale cambio di vita e con la dismissione di tutte quelle cattive abitudini che potrebbero alla lunga non solo compromettere la salute della prole in modo indiretto (si pensi ad esempio ai rischi legati al fumo passivo), ma spingere un giorno i bambini verso una pericolosa emulazione dei comportamenti genitoriali.

Se, in fondo, non si può biasimare più di tanto tutti coloro che non riescono a mettere in atto l’agognata riconversione all’alba del lieto evento, sarebbe quantomeno auspicabile che mamma e papà consumassero i loro vizi lontano dai bimbi e che non lasciassero, ad esempio, alla portata dei minori porzioni di hashish o marijuana che potrebbero agevolmente venire scambiate per prodotti alimentari e venire ingeriti con tragiche conseguenze.

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L’apparentemente assurda eventualità si è realmente incarna in un triste episodio di cronaca che avuto per protagonista un bambino di soli otto mesi, alle prese con un pezzo di hashish trovato in casa e rapidamente scambiato per prelibato cioccolato, con conseguenze che non risultano difficili da immaginare.

Inizialmente ricoverato a Rivoli e rapidamente trasferito presso l’ospedale Regina Margherita di Torino, il bimbo è infatti giunto presso il reparto di pronto soccorso del suo comune di residenza in condizioni gravissime e completamente cianotico, data la pericolosità della sostanza, i cui effetti risultano enormemente aumentati in caso di ingestione rispetto all’utilizzo “classico” e data l’ovvia impossibilità dell’organismo infantile di sopportare dosi massicce di un principio attivo in grado di agire rapidamente sull’organismo del bimbo e di produrre un blocco delle funzioni cognitive in caso di sovradosaggio.

Il primo caso a memoria storica di intossicazione infantile da cannabinoidi è stato inoltre condito dalle assurde giustificazioni sciorinate dai genitori al personale medico e dal tentativo di ascrivere il malore all’ingestione di crocchette per cani; come se la mancata dismissione delle cattive abitudini in presenza di minori e la scarsa cura riposta non fossero già sufficienti motivi di vergogna.

 

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