
L’ideazione, la messa in commercio e il successivo sdoganamento dei farmaci abortivi (per i quali è stato recentemente tolto l’obbligo di prescrizione medica) si basava sull’idea che giovani e meno giovani acquirenti fossero perfettamente in grado di comprendere che la pillola del giorno dopo e i suoi omologhi si configurano come un’extrema ratio medica e che i suddetti medicinali non possono ovviamente venire impiegati alla stregua di “contraccettivi a posteriori”, in virtù di un dosaggio ormonale e di possibili conseguenze per l’organismo collocati ben oltre quelli prodotti a partire dalla classica pillola contraccettiva o da altre soluzioni di tipo meccanico.
Stando alle recentissime stime relative alla vendita della cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”, emanate a seguito della liberalizzazione medica che ha condotto il farmaco in “fascia c”, pare tuttavia che cotanta fiducia fosse quantomeno mal riposta e che la doverosa campagna informativa che avrebbe dovuto condurre il medicinale entro i suoi naturali ranghi abbia miseramente fallito.

I dati raccolti per conto del Ministero della Salute narrano infatti di vendite fuori controllo, con oltre 200 mila confezioni acquistate nel corso del 2016 e con un ricorso al farmaco aumentato di ben 15 volte rispetto all’anno di riferimento 2014 (l’ultimo prima della liberalizzazione), quando furono acquistate solo 13 mila confezioni del medesimo medicinale.
Anche a fronte di un costo non proprio abbordabilissimo (circa 27 euro a scatola, non rimborsabili), pare quindi che l’ipotesi peggiore della vigilia si sia concretizzata e che le giovani donne scambino agevolmente il prodotto per una sorta di contraccettivo da usare a posteriori e per rendere paradossalmente possibile la pratica di rapporti sessuali in assenza di contraccettivi veri e propri.
All’abolizione della visita medica necessaria a garantire l’accesso al medicinale è dunque venuto a corrispondere un boom di acquisti imprevisto dai legislatori e tale da imporre il ricorso ad nuova opera preventiva, dato che l’esperienza spesso insegna che la fiducia nell’altrui buon senso risulta mal riposta persino a fronte delle migliori intenzioni.
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