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Salute e Benessere
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Botulino, due studenti rischiano la vita

20 Giugno 2017
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Botulino, due studenti rischiano la vita

In un mondo dove sempre più individui sognano di “tornare alla Natura”, magari mentre trascorrono il loro tempo incollati allo smartphone a condividere foto digitali di ameni paesaggi, sta sempre più prendendo piede un’equazione alimentare che prevede i prodotti industriali come tossici e malsani e che esalta, per converso, le virtù di tutto ciò che è fatto in casa, a chilometri zero e con la passione che ci mettevano le nostre nonne dietro ai fornelli.

Sfogliando un po’ le cronache dei reparti di pronto soccorso si evince che le cose non stanno esattamente così, dal momento che la quasi totalità dei casi relativi ad intossicazioni alimentari fatti registrare nel corso degli ultimi anni è tranquillamente ascrivibile all’ingestione dei decantati prodotti “fatti casa”, realizzati senza tutti quei vincoli e quelle accortezze che definiscono per legge i limiti della produzione industriale.

botulino studenti

Ultima in ordine cronologico di una lunga serie, la recentissima vicenda legata ad una gravissima intossicazione da botulino che ha colpito due studenti universitari, alle prese con un pacco di conserve e leccornie realizzate e confezionate dai genitori di uno dei due ragazzi “fuori sede” e rapidamente trasformatosi in una fonte di pericolo decisamente seria.

Dopo aver cenato con gli ingredienti preparati e spediti da mamma e papà, i due giovani hanno infatti cominciato ad accusare malori improvvisi, comprensivi di dolori addominali, vertigini e vomito, che hanno imposto il rapido ricovero dei ragazzi, ai quali è stata diagnosticata un’intossicazione da botulino che avrebbe potuto rivelarsi agevolmente fatte in caso di ritardi nelle cure e nella diagnosi.

A finire sotto accusa, sono state alcune conserve e (forse) una passata di pomodoro realizzata dai genitori in assenza di tutte quelle precauzioni che impongo alle grandi industrie di azzerare i rischi connessi con il botulino e che ci fanno capire come, in assenza di reali abilità, il tanto celebrato ritorno alla Natura dell’era post-tecnologica sia forse destinato a rimanere nel novero delle chimere di una società sempre più intossicata da se stessa e dai suoi miti in formato digitale.

 

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