
Tradizionalmente associata dall’immaginario collettivo alla proverbiale “mezza età”, fase della vita in cui l’atto di voltarsi metaforicamente indietro si fa sempre più insistente portando a galla ricordi e rimpianti, la depressione è in realtà una subdola patologia che può insorgere tanto in virtù di cause ambientali, quanto su un terreno biologico in cui il complesso equilibrio che regola la produzione e la ricaptazione dei neurotrasmettitori si inceppa per ragioni squisitamente di tipo fisico.
In occasione della Giornata internazionale dedicata alla depressione, oggi 7 aprile, tutte le autorità mediche e gli esperti di settore hanno voluto riaprire l’annuale focus su una patologia ancora misconosciuta e sottovalutata in numerosi contesti sociali e che, spesso proprio a causa della patina di mistero che la circonda, riesce a colpire un numero di vittime paragonabile a quello di un’epidemia prodotta a partire da un agente endemico.

Le stime riferite dall’Oms parlano infatti di un numero di soggetti affetti da depressione diagnosticata pari a 300 milioni di persone nel mondo (3 milioni delle quali solo in Italia) e di una soglia anagrafica per la diagnosi in costante abbassamento, tale da portare la maggior parte dei casi censiti a collocarsi nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Oltre ai rischi connessi con i tentativi di suicidio scaturiti dall’instabilità umorale derivante dalla contrazione della patologia, la depressione porta in dota un impatto notevole sulla qualità di vita dei soggetti affetti, dato che i primi transitori effetti a livello fisico (dispepsia, ansia, insonnia, perdita del tono muscolare) rischiano di cronicizzarsi e di dar vita ad una spirale senza fine, in cui i sintomi avvertiti diventano essi stessi la causa di nuovi malesseri e nuovi timori.
Con l’invito a sottoporsi ad un controllo medico non appena episodi ansiosi e umore eccessivamente nero fanno la loro prima comparsa, la giornata di oggi intende dunque far fronte ad un oscuro Male che trascina con sé tutto ciò che incontra e che non risulta semplicemente riferito a quella fase della vita in cui, a furia di guardarsi indietro, si finisce col perdere di vista tutte le prospettive future e gli obiettivi da portare appresso.
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