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Salute e Benessere
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Dig Rush, il videogioco che cura l’ambliopia

6 Marzo 2015
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Dig Rush, il videogioco che cura l’ambliopia

Un po’ come se fossero moderni corsari o reduci da infinite battaglie condotte dall’altro capo del mondo, tutti i bambini che soffrono di ambliopia si trovano quotidianamente a sfidare il mondo esterno e la derisione dei loro coetanei indossando particolari occhiali che prevedono la fasciatura integrale dell’occhio considerato “pigro” e incapace di mantenere le prestazioni richieste.

Un po’ come accade a tutti bambini buoni e meritevoli di compassione (in fondo, lo sono tutti), le moderne fate turchine delle aziende produttrici di software Ubisoft e Amblyotech hanno deciso diporre rimedio alla temporanea disabilità infantile attraverso la creazione di un particolare videogioco, in grado di allenare l’occhio pigro in un modo molto più divertente da quello messo in atto da bende e sfottò scolastici.

Il particolare gioco si chiama Dig Rush e basa il suo funzionamento sulla capacità delle immagini presenti sullo schermo di sfruttare le abilità visive del paziente mediante un’impostazione binoculare in grado dicorreggere le diseguaglianze tra i due occhi senza il ricorso alla chiusura forzata di uno dei due.

In sostanza, mentre l’impiego di bende e occhiali prevede il riposo assoluto per il bulbo oculare considerato “normale” e il corrispondente sforzo da parte dell’occhio pigro, Dig Rush costringe entrambi gli occhi ad un identico sforzo visivo, andando a correggere i problemi di ambliopia tramite la messa a fuoco prospettica degli oggetti inseriti nel gioco.

Il progetto, che ha incontrato l’approvazione di buona parte della comunità oculistica mondiale, si trova ora al vaglio del governo degli Stati Uniti che deciderà entro breve su una sua ipotetica adozione in ottica terapeutica all’interno degli appositi istituti, sdoganando così il primo videogioco curativo mai ideato su scala globale.

La possibilità di abbandonare i tradizionali sistemi correttivi dedicati all’ambliopia potrebbe così produrre un notevole incremento nella dimensione sociale e affettiva dei più piccoli, spesso emarginati in base a particolari imperfezioni fisiche e consentire ai genitori di trarre un sospiro di sollievo, un po’ come accade ai pirati o ai reduci di guerra al termine di una battaglia durata troppo a lungo.

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