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Salute e Benessere
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Discarica Bussi, pesce contaminato dal mercurio e dai metalli pesanti

31 Ottobre 2016
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Discarica Bussi, pesce contaminato dal mercurio e dai metalli pesanti

In un Paese sempre più alle prese con sterili discussioni sull’apporto calorico dell’olio di palma e sul fatto che il glutine possa o meno andare ad irritare l’intestino di soggetti non affetti da celiachia, può accadere che il consueto disastro ecologico in salsa italica produca la genesi di prodotti alimentari palesemente rischiosi per la salute del consumatore e che lo stop alla produzione e alla lavorazione giunga solo quando i metaforici buoi hanno già lasciato l’inquinatissima stalla per dirigersi sulle tavole degli ignari acquirenti.

Balzato al centro delle cronache nostrane in virtù di un potenziale inquinante abnorme, il caso della discarica Bussi, ex polo chimico ubicato in provincia di Pescara, è stato infatti al centro di una complessa indagine condotta per conto dell’istituto Zooprofilattico d’Abruzzo e Molise, oltre ad accertare la quantità e il livello di agenti inquinanti presenti nei corsi acquiferi del fiume Pescara e dunque la possibilità che gli elementi ittici siano entrati in contatto con sostanze potenzialmente in grado di nuocere alla salute dei consumatori.

bussipescemercurio_emergeilfuturoSenza troppe sorprese, l’analisi dei livelli tossicologici ha rivelato una sovrabbondanza di mercurio e metalli pesanti nelle acque, spingendo le autorità sanitarie a diramare l’allarme relativo al pesce pescato e lavorato nella zona e ad intimare lo stop della produzione alimentare, in attesa che si profili all’orizzonte l’eventualità di una bonifica completa, ormai reputata dagli esperti come l’unica ancora si salvezza atta consentire che la zona funestata possa riprendersi dalla catastrofe ambientale.

A finire al centro dell’allarme alimentare sono stati principalmente gli scampi prodotti nella zona, che hanno fatto registrare livelli di mercurio e metalli pesanti superiori a quelli di altre tipologie ittiche e che hanno imposto la massima prudenza rivolta soprattutto ai soggetti affetti da patologie debilitanti a carico del sistema immunitario e alle donne incinte, data la possibilità che i composti chimici interferiscano con il corretto sviluppo del feto e produrre danni ben più ingenti di quelli imputabili all’olio di palma o all’incolpevole glutine.

 

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