
Per quanto tutti noi sappiamo perfettamente, a prescindere dalle credenze religiose individuali o dalla fede in un progresso tecnologico in grado di garantire la vita eterna, che il nostro corpo rappresenta un bene effimero e che, una volta cessate le sue funzioni vitali, smette di ricoprire qualunque ruolo, l’idea di separarci dai nostri organi dopo la morte ha per lungo tempo rappresentato una sorta di spauracchio morale, in grado di rallentare quel processo di donazione che garantisce invece una nuova vita a tutti coloro che ne hanno davvero bisogno.
A seguito di una lunga battaglia informativa e di una sorta di rivoluzione copernicana operata a livello culturale, l’Italia sta cominciando a raccogliere ora i primi frutti del rinnovato entusiasmo verso la donazione assistendo a stime più che lusinghiere che testimoniano sempre più la generosità dei nostri concittadini in qualità di movente per il superamento delle ataviche paure e degli oscuri timori legati a morte e resurrezione.

A partire dal 1992, la pratica relativa alla donazione di organi si è quadruplicata nel nostro Paese e il 2016 appena concluso ha potuto mettere a segno un ulteriore progresso in direzione della piena reperibilità degli organi, facendo registrare un numero di trapianti pari a 3268 unità e migliorando il precedente record in auge, risalente all’anno precedente, consistente nei 3002 realizzati nel corso del 2015.
Parallelamente alla crescita dei trapianti è cresciuto anche il numero dei donatori di organi, raggiungendo la quota di 1260 soggetti, contro i 1165 del 2015, con buone notizie anche per il comparto relativo alle donazioni effettuate da persone viventi, che ha visto una crescita annua pari al 20%, soprattutto in materia di quel rene che viene ora donato con molta meno metaforicità di quanto accadeva un tempo.
Con l’intento di migliore stime già ampiamente giunte sopra la soglia di accettabilità e ormai prossime alle medie europee, il Ministero della Salute intende dar vita ad una nuova campagna informativa su base nazionale, intitolata “Diamo il meglio di noi”, che vedrà la collaborazione con numerose associazioni di settore nel tentativo di sconfiggere le ultime sacche di resistenza e di portare un numero crescente di cittadini italiani a rinunciare al proprio corpo post-mortem, dal momento che, a prescindere dalla fede in Dio o nel progresso, la possibilità di riportare in vita tessuto cellulare inutilizzato non risulta contemplata.
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