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Salute e Benessere
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Facebook nuoce alla salute e ci rende più tristi

31 Maggio 2017
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Facebook nuoce alla salute e ci rende più tristi

Buona parte degli utenti di Facebook scambia spesso il social network per la vita reale e non si rende affatto conto di quanto il numero di interazioni e di “like” connessi con ogni singolo post non sia in prodotto di un reale apprezzamento da parte degli “amici”, ma il frutto di una strategia algoritmica finalizzata ad individuare potenziali target di mercato e a favorire il raffinamento di quelli stessi algoritmi che, mediante un sistema simile al machine learning, mostrano contenuti ad hoc nelle bacheche degli utenti, sulla base della loro pregresse esperienza sulla piattaforma.

Cercare di far comprendere ad un soggetto dipendente da Facebook come l’assenza (o la penuria) di like, faccine sorridenti e rossi cuoricini non dovrebbe essere un motivo di frustrazione, passati i dieci anni di età, è spesso un’impresa ardua, soprattutto se il soggetto in questione è disposto a mettere a repentaglio la propria felicità e la propria salute per ritagliarsi un angolino di fama simulata sulla diabolica piattaforma.

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Oltre agli evidenti effetti sull’autostima e sulle relazioni sociali (quelle vere) dei suoi fruitori più assidui, Facebook potrebbe portare in dote infatti anche un discreto carico di insoddisfazione e malessere, qualora il suo utilizzo esuli dai canoni della moderazione e non si limiti a quella sfera della comunicazione con i nostri amici che rappresenta il discrimine tra giusto impiego e ossessione hi-tech.

Un recente studio condotto dalle università di Yale e della California ha infatti preso in esame le condizioni di salute di un campione pari a 5 mila adulti, scoprendo che laddove la frequentazione di Facebook si faceva più marcata ed ossessiva, veniva gradualmente meno una condizione di benessere fisico e mentale complessiva, spazzata via da una sorta di dipendenza verso il sito destinata a produrre malessere in una spirale a ciclo continuo.

La ricerca pubblicata sul Wall Street Journal fa così eco a due studi antecedenti che avevano evidenziato un legame tra l’utilizzo di Facebook e l’isolamento sociale e dovrebbe far suonare un minimo campanello d’allarme alle orecchie di tutti coloro che, in barba ad un’età non certo pediatrica, si deprimono per questioni legate a pollici alzati e cuoricini, senza nemmeno sospettare di essere le semplici cavie di una colossale ricerca di mercato priva di scrupolo alcuno.

 

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