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Salute e Benessere
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Fecondazione eterologa: illegittima l’aggiunta di oneri economici

22 Luglio 2016
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Fecondazione eterologa: illegittima l’aggiunta di oneri economici

Il giorno in cui la fecondazione eterologa ottenne il via libera dagli organi costituzionali, alcune giunte regionali tentarono di disincentivare la pratica facendo leva su quella suddivisone delle competenze sanitarie su base territoriale che consente l’imposizione di oneri aggiuntivi su tutto quanto non si trovi incluso nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) e ricade dunque sotto la giurisdizione delle Regioni, libere di stabilire se una determinata pratica diagnostica o terapeutica possa venire introdotta in modo gratuito o pagamento.

Non trovando molto gradita la pratica, la Regione Lombardia aveva quindi stabilito l’imposizione di oneri economici alla fecondazione eterologa compresi tra i 1500 euro e i 4 mila euro a seduta, scoraggiando così di fatto chiunque volesse ricorrere alle tecniche di fecondazione artificiali basate sula presenza di gameti esterni alla copia e portando gli aspiranti genitori a desistere dai loro intenti, oppure a migrare in direzione di altri lidi più abbordabili.

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Come spesso accade nel nostro Paese, la questione è tuttavia rapidamente passata nelle aule dei tribunali e si è (parzialmente) conclusa con una solenne bocciatura da parte del Consiglio di Stato, secondo il quale l’imposizione degli oneri previsti dalla regione Lombardia si configura come discriminatoria e dunque illecita, andando a restringere la libertà d’accesso ad una pratica sanitaria consentita sulla legge italiana.

In sostanza, secondo il Consiglio di Stato, non è lecito apporre deterrenti economici su un pratica medica per ragioni di tipo politico e scoraggiare così l’accesso ad una qualunque tecnica di fecondazione, a prescindere da cosa possa pensare in merito l’elettorato dell’uno o dell’altro partito presente nella giunta regionale in un dato momento.

Qualunque possa essere l’opinione in merito alla specifica questione, risulta evidente che le problematiche si trovano a monte e che l’eccessiva balcanizzazione della sanità su base regionale continua a produrre obbrobri legislativi e disparità di trattamenti, persino in caso gli organi costituzionali diano il loro via libera ad una pratica medica ormai sdoganata ovunque.

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