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Salute e Benessere
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Infarto, calcolo dei fattori di rischio da un prelievo del sangue

21 Dicembre 2016
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Infarto, calcolo dei fattori di rischio da un prelievo del sangue

Proverbialmente associato ad un’eventualità impossibile da ponderare o prevenire, l’infarto si accompagna in realtà ad una serie di fattori in grado di denotare la sua possibile insorgenza e ad una serie di parametri organici atti a rivelarne i fattori di rischio, dato che la cessazione delle funzionalità cardiache si pone come il prodotto di un accumulo di sostanze nocive nel sangue e di una progressiva occlusione delle vene e delle arterie deputate ad irrorare il muscolo.

Se risulta per tanto possibile individuare i fattori di rischio in base ad un’analisi delle proprie abitudini e dei livelli di colesterolo Ldl nel sangue, un gruppo di ricercatori scozzesi si è spinto ben oltre le classiche misurazioni, postulando l’esistenza di un singolo parametro oggettivo atto a rivelare l’aumentata possibilità di un infarto, anche in presenza di condizioni di salute oggettivamente non così pessime.

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I medici facenti capo alle università di Glasgow ed Edinburgo hanno infatti preso in esame le condizioni di salute di un campione statistico pari a 3.300 soggetti, tutti con problematiche legate al colesterolo alto, ma privi di una pregressa storia di cardiopatie, ed hanno scoperto che il rischio di cadere vittime di un attacco cardiaco si accompagnava la rilascio di una particolare proteina nel sangue, detta troponina, che si porrebbe come spia di un avvenuto danno riportato alle funzionalità cardiache ed imporrebbe quindi una maggior attenzione relativa ai fattori scatenanti dell’infarto.

In sostanza, pare che quando il muscolo cardiaco subisca lievi danni, in grado di porsi come anticipatori di un vero e proprio infarto, aumenti la presenza di troponina nel sangue e che risulti dunque possibile andare a vagliare i fattori di rischio mediante il ricorso ad un semplice prelievo ematico, indipendentemente dalla fragilità intrinseca del muscolo cardiaco o dal fatto che il soggetto esaminato vanti o meno una storia clinica all’insegna della cardiopatia.

Se le intuizioni dei medici scozzesi, pubblicate sul Journal of the american college of cardiology trovassero ulteriori conferme, sarebbe possibile prevenire l’insorgenza di un infarto mediante l’analisi dettagliata dei valori di troponina nel sangue e rendere dunque gli attacchi di cuore un po’ meno alla stregua di un’eventualità imponderabile di quanto non siano già.

 

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