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Keytruda, ecco il farmaco che scioglie il tumore ai polmoni

11 ottobre 2016
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Keytruda, ecco il farmaco che scioglie il tumore ai polmoni

Dal momento che la pratica di disattivazione delle proteine-checkpoint definita come immunoterapia procede ancora a rilento e con esiti contrastanti, seppur incoraggianti, l’obiettivo principale della ricerca oncologica è rappresentato dalla capacità di dare vita a nuove classi di farmaci meno invasivi, attraverso le quali debellare il cancro in attesa che i semplice potenziamento del sistema immunitario dei pazienti per via molecolare porti l’organismo a sbarazzarsi dal Male senza troppe intrusioni di agenti esterni.

In questa direzione si muove una coraggiosa sperimentazione australiana, finalizzata a sostituire i comuni farmaci chemioterapici con una sorta di “sciroppo”, denominato Keytruda, in grado di liquefare e scogliere le masse tumorali localizzate ai polmoni e di impedirne la diffusione all’interno dell’organismo mediante metastasi.

keytruda

Già testato con successo su classi tumorali decisamente meno aggressive e più facili da localizzare con precisione, come il melanoma, la Keytruda è stata infatti al centro di un lungo test clinico condotto dai ricercatori facenti capo alla dottoressa Rina Hui nel quale ha dato prova, a seguito di un trial durato 12 mesi, di riuscire a bloccare la diffusione del cancro ai polmoni con efficaci tripla rispetto alla chemioterapia in più della metà dei volontari presenti al test e di porsi così come possibile approccio privilegiato nella lotta alle tipologie tumorali localizzate nell’apparato respiratorio.

Il nuovo approccio alle masse oncologiche di tipo solido sarebbe reso possibile da una particolare molecola, contenuta nel farmaco (denominata pembrolizumab) che riuscirebbe, una volta ingerita, a riconoscere le cellule tumorali anche in fase latente e a scioglierle da un punto di vista squisitamente fisico, consentendo così all’organismo la loro naturale eliminazione.

Pur non essendo ancora un approccio terapeutico di tipo risolutivo, la nuova tecnica consente, allo stato attuale della ricerca, di aumentare sensibilmente durata e qualità della vita dei pazienti e di offrire un’alternativa valida alla temutissima chemioterapia, sempre in attesa che l’immunoterapia vada via via affinandosi negli anni fino al punto di rendere superflua l’aggiunta di ulteriori molecole nel corpo dei pazienti.

 

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