
Per quanto tutti noi, chi più o chi meno, tendiamo a ricondurre i disturbi percepiti a livello addominale o digestivo a qualche fantomatica forma di intolleranza alimentare, in realtà, le uniche intolleranze realmente riconosciute da un’ampia letteratura medica riguardano la celiachia e l’impossibilità di digerire il lattosio, per via dell’assenza della produzione di lattasi, senza che nessuno al mondo abbia mai accertato l’esistenza di altri fenomeni ascrivibile al modaiolo ambito di ricerca fai-da-te.
Premesso che le intolleranze alimentari non vanno confuse con le allergie o con quei fenomeni di ipersensibilità individuale che ci portano, ad esempio, digerire con fatica una peperonata piuttosto che un piatto di carbonara, ne consegue logicamente che tutte le presunte diete basate sulle intolleranze alimentari risultino essere delle “bufale”, ideate ad arte per attirare il consumatore e per far leva su quell’effetto nocebo (è il contrario dell’effetto placebo) che ci porta ad identificare il nostro malessere con una determinata sostanza e a sentirci meglio al momento di escluderla dalle nostre tavole.

A lanciare l’allarme sulle infinite truffe presenti all’interno di alcune farmacie e dei presunti studi di altrettanto presunti dietologi, è stata la Società italiana di diabetologia (Sid) che ha recentemente bollato come fallace qualunque sistema alimentare che promette al paziente di dimagrire o di curare determinati stati patologici andando ad eliminare dalla dieta fattori di intolleranza in realtà completamente assenti.
In un documento redatto per proteggere il consumatore di fronte ai pericoli dei raggiri e dei falsi test condotti sul campo, la Sid ha infatti mostrato come non esista alcuna evidenza scientifica in merito alla presenza di intolleranze alimentari e come i test condotti da naturopati, da alcuni farmacisti e dietologi non possiedano alcuna validità scientifica e diagnostica e non rivelino affatto la presenza di un’intolleranza alimentare, ma spesso una semplice risposta del sistema immunitario di fronte all’esposizione a particolari classi di stimoli esterni.
Fatta eccezione per la sopracitata celiachia e per l’intolleranza al lattosio, le quali risultano realmente rilevabili attraverso un percorso diagnostico medico riconosciuto, il termine intolleranza fa dunque quasi sempre rima con truffa e con quella paura legata al cibo che ci porta ad ascrivere all’ambito alimentare una serie di problematiche che trova in realtà la sua origine lontano da tavola.
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