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Salute e Benessere
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Licenziato dopo aver subito un trapianto di fegato

9 Marzo 2017
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Licenziato dopo aver subito un trapianto di fegato

L’istituzione di quel complesso di diritti noti come “stato sociale” ci consente di poter svolgere le nostre mansioni lavorative con la sicurezza che un infortunio, una gravidanza o una lunga malattia non andranno ad influire sulle nostra possibilità di lavorare e che nessuno al mondo possiede il diritto di sfruttare le nostre tragedie o i nostri inconvenienti personali per liberarsi di noi e per provvedere ad una sostituzione di forza lavoro quantomeno inopportuna se osservata da un versante squisitamente etico e umano.

Probabilmente animato da questi pensieri e protetto da quel barlume di sicurezza che accompagna la scoperta di un grave patologia, il signor Antonio Forchera, operaio di 55 anni presso la fabbrica torinese Oerlikon Graziano di Rivoli-Cascine Vica, è entrato in sala operatoria accompagnato dai soli timori legati alla riuscita del suo intervento (inizialmente dato come disperato dai medici) e non certamente con l’incubo della disoccupazione pronto a fare capolino fuori dalle corsie d’ospedale.

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Come in un brutto sogno, il signor Forchera si è invece trovato a festeggiare la piena riuscita del complesso trapianto di fegato al quale è stato sottoposto, ma a compiangere la parallela scoperta che il suo posto di lavoro non esisteva più e che la ditta presso al quale aveva prestato servizio per 26 anni aveva deciso di sollevarlo dalle sue responsabilità, ritenendolo non idoneo a svolgere attività professionali di natura differente.

Data l’impossibilità di tornare alla sua vecchia occupazione, anziché reinserirlo in nuovo contesto meno usurante, i responsabili della fabbrica hanno infatti deciso di licenziare su due piedi il signor Forchera, affidando ad una serie di laconiche scuse la mancata volontà di trovargli una nuova occupazione professionale nell’ambito della ditta.

Ovviamente ricorso in tribunale, rivoltosi ai sindacati e pronto a dar battaglia su tutti i fronti, lo sfortunato operaio ha comunque potuto “consolarsi” con la solidarietà dei colleghi, pronti ad entrare immediatamente in sciopero e a ribadire a gran voce come nessuno al mondo possa sfruttare le nostre tragedie personali per calpestare quel complesso di diritti che ricade sotto la sfera dello stato sociale.

 

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