
Completamente decostruita dalla teoria della relatività generale, la nozione di “spazio” è divenuta in questo secondo dopoguerra qualcosa di estremamente soggettivo e variabile in base ai parametri fisici dalla quale la si considera.
A gettare ulteriore confusione e ulteriori chiarimenti su ciò che normalmente consideriamo dotato di estensione spaziale, giunge in questi giorni una ricerca condotta dall’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Università di Zurigo, secondo la quale anche lo spazio dei ricordi, considerato come totalmente astratto fino a poco fa, possiede delle dimensioni virtuali che vengono costantemente esplorate tramite il movimento degli occhi.
Secondo gli autori della ricerca pubblicata sulla rivista Congition, pare infatti che gli elementi che compongono la nostra memoria siano ordinati secondo un determinato ordine e una determinata catalogazione e che, quando cerchiamo nel metaforico cassetto dei ricordi, in realtà non faremmo altro che muovere gli occhi in direzione dello “scaffale” mnemonico selezionato, proprio come se stessimo esplorando uno spazio fisico simile ad una libreria.
Mediante il ricorso ad un particolare sistema ad infrarossi denominato EyeSeeCam, i ricercatori sono infatti riusciti a scoprire l’esistenza di movimenti rapidissimi effettuati dai nostri occhi, paragonabili a quelli prodotti da un puntatore laser, che vengono messi in atto ogni qualvolta siamo intenti a produrre uno sforzo mnemonico o cercare un determinato ricordo, deducendo così la possibilità che la memoria venga strutturata secondo uno schema spaziale che procede da destra verso sinistra.
In sostanza, i ricercatori hanno chiesto ad alcuni volontari di ricordare un determinato evento o un oggetto nel quale si erano recentemente imbattuti e hanno osservato che, non appena la memoria si metteva in moto, lo sforzo era accompagnato da movimenti oculari spontanei che procedevano gradualmente verso la direzione sinistra, denotando un processo di ricerca condotto con modalità simili quelle che ci portano, ad esempio, a ricercare un libro o un dvd all’interno di una mensola ordinata e disposta secondo determinate gerarchie.
In caso la scoperta svizzera-italiana dovesse trovare ulteriori conferme, ne conseguirebbe lapossibilità di una nuova strutturazione della mente in grado, magari, di dare informazioni relative a fenomeni clinici legati con la perdita della memoria e a chiarire i segreti di quello strano spazio cerebrale, talmente relativo da apparire quasi reale.
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