Salute e Benessere
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Ministero sotto inchiesta per il farmaco che provoca l’anoressia

16 dicembre 2016
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Ministero sotto inchiesta per il farmaco che provoca l’anoressia

Oltre a stabilire le modalità d’accesso ai farmaci, a decidere quale tipologia di intervento risulta rimborsabile e come suddividere i fondi per la ricerca medica, il compito del Ministero della Salute e delle autorità sanitarie collegate è quello di vigilare sul rispetto delle norme vigenti in materia di tutela della salute del cittadino, onde evitare che preparati medici potenzialmente pericolosi o letali circolino indisturbati e che le farmacie si trasformino in punti di raccolta e rivendita di tutto quanto è stato bandito sulla base di evidenze cliniche inappellabili.

Venendo meno a questo cruciale compito, sette funzionari del Ministero della Salute sono stati denunciati, nel corso delle scorse giornate, per aver omesso la necessaria vigilanza nei confronti di un pericolosissimo farmaco dal potenzialmente anoressizzante, ideato per favorire l’insorgenza di una condizione del tutto assimilabile all’anoressia e ovviamente bandito da tute le farmacie del mondo per via di una pericolosità in grado di compromettere l’equilibrio fisco e psichico del fruitore e di condurlo potenzialmente alla morte nel giro di pochi mesi dalla sua assunzione.

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Proprio sulla scia del decesso di Luigi Marzulli, paziente “in cura” con la molecola denominata fendimetrazina, hanno preso il via le indagini che hanno portato gli inquirenti a scoprire la persistenza di una molecola simile, vietata dal 2015, che veniva tranquillamente somministrata a chi ne faceva richiesta in barba al bando totale e alla supposta vigilanza che avrebbero dovuto mettere in campo i 7 alti funzionari imputati.

Stando a quanto riportano le fonti investigative, il bando sarebbe stato aggirato mediante il ricorso ai cosiddetti preparati galenici, composizioni prodotte in modo “artigianale” dai farmacisti per aggirare l’impossibilità di reperire la molecola in forma industriale, benché il potenziale tossico si trovasse ad essere logicamente immutato.

Ulteriori elementi di indagine stanno prospettando l’ipotesi che i funzionari coinvolti nello scandalo avrebbero addirittura cercato di intralciare le indagini, probabilmente per un tornaconto personale derivane dalla vendita del farmaco, macchiandosi così di un reato ben più grave di quell’omissione relativa al controllo che rappresenta una delle funzioni peculiari del Ministero della Salute.

 

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