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Salute e Benessere
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Morbo di Alzheimer, la radice si trova nell’ippocampo?

4 Aprile 2017
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Morbo di Alzheimer, la radice si trova  nell’ippocampo?

Fatta eccezione per le patologie dall’origine più evidente (malattie virali in primis) la scienza medica cerca di indagare l’insorgenza di una determinata malattia a partire da un complesso sistema di ipotesi, che prende il nome di paradigma, secondo uno schema che porta i ricercatori di tutto il mondo a cercare conferme definitive di quello che resta per molti anni confinato nel novero dei meri ragionamenti teorici, fino al giorno in cui le suddette conferme vengono trovate, oppure un paradigma alternativo sostituisce quello vigente, in virtù di una maggior coerenza interna e di un surplus esplicativo apportato alla teoria complessiva.

Da anni relegata nel paradigma che prevede la formazione delle placche amiloidi in prossimità dell’ippocampo alla stregua della radice della malattia, la ricerca relativa all’origine del morbo di Alzheimer potrebbe presto trovarsi soggetta ad una rivoluzione completa che prevede lo slittamento dell’ambito di indagine in direzione di una nuova teoria incentrata sull’area del cervello definita come area tegmentale ventrale (VTA).

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Una complessa ricerca condotta da un’equipe di scienziati facenti capo alla Fondazione Santa Lucia Irccs, all’Università Campus Bio-Medico di Roma e al CNR ha infatti mostrato come la suddetta area cerebrale potrebbe avere un ruolo molto più marcato nella genesi del morbo di Alzheimer di quanto ritenuto fino ad ora e di quanto, quindi, tutti gli sforzi operati fino ad oggi siano stati condotti nel modo corretto, ma riferiti ad una zona del cervello fuorviante, andando a così a complicare un rebus medico che si fa sempre più fitto al trascorrere degli anni.

Partendo dall’assunto che la contrazione del morbo di Alzheimer porta in dote una ridotta capacità da parte dei neuroni di sintetizzate la dopamina, i ricercatori italiani hanno scoperto che i neuroni presenti nell’ippocampo non mostravano segni di degrado evidente anche a seguito della manifestazione dei primi sintomi, mentre quelli della Vta apparivano più sofferenti e maggiormente deteriorati, come se la responsabilità dell’insorgenza del morbo si trovasse strettamente connessa proprio a questa area.

In caso l’imprevista scoperta portasse in dote ulteriori evidenze empiriche ne conseguirebbe uno slittamento di paradigma volto a chiarire numerosi aspetti del morbo di Alzheimer e ricondurre un giorno la patologia la novero delle malattie riconducibili ad una ed univoca origine.

 

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