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Salute e Benessere
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Sclerosi multipla, un gene aumenta il rischio

28 Aprile 2017
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Sclerosi multipla, un gene aumenta il rischio

Per quanto il possesso di un determinato corredo genetico non rappresenti una condanna deterministica nei confronti dello sviluppo di alcune patologie (come si riteneva un tempo), alcuni geni riescono ad incidere in modo significativo sull’ambito probabilistico legato a determinate patologie, aumentandone le probabilità di insorgenza sulla base di una sorta di predisposizione cromosomica, destinata a manifestarsi, oppure a rimanere latente.

La possibilità di mappare il corredo cromosomico di un determinato soggetto e di ricondurre ogni gene ad eventuali anomalie, in grado di favorire l’insorgenza della più svariate malattie, rappresenta dunque un fattore considerevole all’interno di un’ottica preventiva che mira a cogliere sul nascere tutte le patologie e stabilirne in anticipo i rischi a livello personale.

genetica

In questo solco di ricerca si colloca una recente scoperta, condotta da un temam internazionale per conto della Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism), che ha individuato nella presenza di una ben precisa variante genetica, collocata in corrispondenza di Tnfsf13B ,un fattore di rischio per il successivo sviluppo di sclerosi multipla e lupus.

Secondo gli esiti della ricerca, il suddetto gene interferirebbe infatti con il normale processo di sintesi di alcune proteine, andando ad alterarne la metabolizzazione organica e favorendo l’insorgenza di quelle patologie autoimmuni, come la sclerosi multipla, che trovano appunto in una sorta di cortocircuito proteico il loro terreno di insorgenza privilegiato.

La ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine pone quindi un nuovo significativo tassello nel lungo processo che si propone di mappare il genoma umano con l’intento di scorgere in anticipo la probabile insorgenza di malattie, senza cadere preda di un determinismo dai toni apocalittici.

 

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